Il segreto di Annibale

Il segreto di Annibale

Partì con un esercito di più di centomila uomini, fra cavalieri e fanti, e più di trenta elefanti (il numero non è certo, fra 33 e 38 pachidermi). Affrontò e sconfisse le popolazioni locali della Francia meridionale, ma il vero nemico era oltre le Alpi ed era il più potente esercito dell’antichità. Annibale Barca, giovane generale cartaginese, aveva un solo scopo: annientare Roma portando la guerra in Italia, nel sancta sanctorum dei nemici di Cartagine. Quindici anni di permanenza in territorio nemico senza mai subire una sconfitta diretta, capolavori tattici ancora oggi studiati nelle accademie militari, un’impresa che assume i colori del mito e che ha mantenuto presso gli storici un fascino che sfida il tempo. Ancora oggi, perfino alla luce delle nuove tecnologie su cui può contare la ricerca storiografica, quella del cartaginese Annibale rimane una figura molto complessa e, soprattutto, ancora tutta da scoprire. Come ha potuto valicare le Alpi con un esercito così numeroso? Quali i segreti di un talento militare più che cristallino? Quali le reali cause della sconfitta?

Di Roberto Giacobbo sappiamo più o meno tutto, pregi e difetti. Di Livio Zerbini, docente di Storia Romana all’università di Ferrara e direttore della missione archeologica italiana in Georgia e in Romania, sappiamo che è un esperto di fama internazionale con all’attivo numerosi saggi sull’argomento. Un ottimo divulgatore televisivo coadiuvato da un esperto del periodo storico in questione, la seconda guerra punica e, in particolare, l’impresa di Annibale e del suo esercito in territorio italico. Gli ingredienti per un saggio di qualità ci sarebbero tutti. In effetti, l’opera ha un grosso pregio: si legge tutta d’un fiato. Complice il linguaggio piano e scorrevole, e l’esposizione, sempre molto accattivante, il lettore è portato a non staccare gli occhi dalle pagine di questo volume molto ben curato da un punto di vista editoriale. Copertina cartonata, rilegatura molto solida, pagine molto agevoli da sfogliare, caratteri ben leggibili ne fanno un prodotto ben confezionato. Non è banale. Ciò che, tuttavia, tiene il lettore incollato è la storia più che la sua narrazione. C’è una trama più intrigante, densa di azione, ribaltamenti e colpi di scena, dell’impresa di Annibale contro Roma? La storia, in verità, si racconta da sé e non abbisogna di particolari capacità narrative. E dunque dov’è il valore aggiunto degli autori? Certo, la cura storiografica è indiscutibile, lo sforzo di semplificarne la fruizione al lettore apprezzabile. Ma… è tutto qui? Non è possibile approfondire oltre? Di docu-fiction sulla spedizione cartaginese in Italia ormai ne abbiamo vista, la storia ce l’hanno fatta vivere con immagini, costumi d’epoca, sensazioni ormai visitate e rivisitate più volte. Sarebbe, quindi, lecito aspettarsi qualcosa di più approfondito da un libro dedicato all’argomento che, inoltre, promette di presentare nuove “prove e ricostruzioni”. Come è nella pratica ormai consolidata, Giacobbo ci agita lo spettro fuggevole di un nuovo enigma sotto gli occhi, ce ne promette la soluzione basata su prove e indagini. Ma, leggendo e toccando con mano, non troviamo né l’enigma né tantomeno una soluzione basata su nuove prove e fatti reali.



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