Il senso della lotta

Il senso della lotta

Corre tutte le mattine del lunedì, del mercoledì e del venerdì. Ne ha bisogno per non vivere in “uno stato di perenne stordimento”. Il pomeriggio lo trascorre in redazione al “Corriere della Sera” e quando termina non torna mai a casa, esce ogni sera: per annientarsi, perché “la consapevolezza è sempre stato un problema”. Neanche le droghe hanno funzionato. Corre anche quel giorno, un giorno diverso: il fiato gli si annoda in gola, il cuore inizia a palpitare, cade non tanto per il dolore, ma solo per la paura. “Musso Tommaso nato a Parigi il 2.1.1979?” questo gli chiede il medico con i suoi occhi neri con la bocca senza labbra: è il dottor Pinto. Gli chiede se suo padre ha mai avuto problemi di cuore. “Mio padre è morto nel 1983”, risponde lui. E poi il medico gli rivela di aver conosciuto suo padre e anche sua madre. È strano, perché Tommaso non ha mai incontrato persone che conoscessero i suoi genitori. Per anni Tommaso ha reagito alle domande con un silenzio ostile, scontroso. D’altronde non è questo che succede agli orfani per terrorismo? Il tempo è stato il suo alleato, lo ha aiutato a esercitare l’arte del distacco, a guardare le foto dei genitori solo di rado, tanto che i due hanno perduto ai suoi occhi una connotazione familiare, sono diventati solo macchie, ed è difficile “emozionarsi per l’assenza di una macchia”…

Nicola Ravera Rafele è uno scrittore precoce: ha infatti esordito a soli 15 anni con Infatti purtroppo. Diario di un quindicenne perplesso e torna in libreria con il suo terzo romanzo, nel quale tesse un intreccio tra la vita privata di Tommaso, figlio di terroristi, abbandonato all’età di quattro anni, e un’epoca storica che ha cambiato l’Italia. Attraverso la voglia di scoprire il passato dei suoi genitori, Tommaso ricostruisce i sogni di un’epoca, i deliri di onnipotenza di una generazione che ha fatto della ribellione e del rifiuto del sistema il suo cavallo di battaglia, battaglia nella quale, alla fine, non si comprende quali e se ci siano stati vincitori. La sete di verità, la voglia di comprendere chi veramente fossero quei giovani che abdicarono al ruolo di genitori per la lotta armata, spinge il protagonista a toccare argomenti dolorosi, a vedere l’imponente ruolo di quegli ideali ma anche la caduta degli stessi e udirne il rimbombo dell’ultimo tonfo. Ottima prova narrativa, per quanto il romanzo non riesca a mantenere per intero un livello alto, tra i dodici candidati al premio Strega e non rientrato nella cinquina, offre uno spaccato dell’Italia degli anni di piombo che viene ricucito pazientemente, pagina dopo pagina, ricordo dopo ricordo, frammento dopo frammento dal tenace Tommaso per il quale a un certo punto la verità assume i connotati di un’ossessione. Perché conoscere è necessario, a un certo punto, per conoscere se stessi e capire cosa ci facesse un bimbo di soli quattro anni lontano dai suoi genitori.



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