Il senso di Smilla per la neve

Autore: 
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Copenaghen. In un caseggiato popolare, tra la neve, viene trovato morto un bambino di nome Esajas. Apparentemente è caduto dal tetto durante un gioco, ma la sua vicina di casa, una groenlandese di nome Smilla, inizia a sospettare che si sia trattato di un omicidio. Smilla Jaspersen è una glaciologa, cioè una geologa specializzata in ghiaccio, figlia di un medico di chiara fama e di una cacciatrice eschimese, e vive sulla pelle il razzismo dei danesi nei confronti delle persone originarie della Groenlandia. Delusa dall’atteggiamento superficiale della polizia, Smilla inizia un’indagine parallela che la porterà a scoprire una incredibile verità...

Frazil, grease ice, pancake ice, hiku, hikuaq, puktaaq, ivuniq, maniilaq, apuhiniq, agiuppiniq, killaq. Ghiaccio permanente, acqua di fusione, banchi blu e neri: per gli abitanti dell’estremo nord sono tanti i nomi del ghiaccio, tanti i suoi colori, tanti i modi di uccidere del freddo che gela il sangue nelle vene. E tante sono anche le chiavi di lettura di un romanzo che - caso raro nel panorama letterario mondiale - ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in decine di lingue pur essendo un vero gioiello, un libro complesso, raffinato e tutt’altro che ammiccante. Thriller, denuncia sociale, sentimento e addirittura fantascienza nell’inatteso finale convivono spalla contro spalla e danno il meglio di loro donando al lettore un’emozione dopo l’altra. Al centro di tutto, una delle figure femminili più riuscite di tutti i tempi: una eschimese racchia e amareggiata, incazzata nera con i danesi ed il loro razzismo, asociale, chiusa in se stessa (“Penso più alla neve e al ghiaccio che all’amore”) ma che non vede l’ora di innamorarsi (nell’orrido film che Billie August ha tratto dal romanzo nel 1997 Smilla è diventata ovviamente una gnocca incredibile interpretata da Julia Ormond: avrà mai fine questo scempio?). Un personaggio a tutto tondo, tratteggiato con incredibile sensibilità femminile da un Peter Høeg che in merito ha avuto modo di dichiarare: “Scrivere facendo finta di essere una donna è una illusione. Ma poiché tendere ad una donna è una delle forze più potenti tra quelle che muovono la vita degli uomini, forse questo è stato un mio tentativo di avvicinarmi all’anima di una donna”. Smilla è un’eroina dei due mondi, frutto dell’amore di un medico ricco, viziato, ambizioso, per una cacciatrice eschimese selvaggia e solitaria: due esistenze diverse ed inconciliabili, che si sono intrecciate per un attimo fugace per poi dividersi per sempre. Smilla è rimasta in mezzo, con i suoi rancori ed il suo amore. Un altro dei temi centrali del libro di Hoeg colpevolemente trascurati dal film di August (perché poi io continui a parlarne rimane un mistero...) è quello dello scontro sociale. L’emarginazione degli Inuit da parte della cultura danese è probabilmente per Høeg, penna sensibilissima alle battaglie per la sopravvivenza delle culture dei popoli non-occidentali, l’emarginazione del mondo non-europeo da parte della cultura europea, antica ma piena di sé, benintenzionata ma letale. Høeg batte sul tasto ancora e ancora e ancora, tanto che un critico statunitense ha parlato de Il senso di Smilla per la neve come di un ‘thriller anticolonialista’. Pubblicato nel 1992, il romanzo è stato nominato Libro dell’anno 1993 sia da “Time” che da “Entertainment Weekly”.

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER