Il sergente nella neve

Russia 1943: nelle trincee nascoste sulle rive del fiume Don i soldati aspettano di combattere (“La notte era per noi come il giorno"). Rinchiusi nelle loro tane, postazioni scavate nella neve, gli Alpini della divisione tridentina cercano di sopravvivere alla fame ed al freddo più che alla violenza di una battaglia. Faccia a faccia con l’esercito russo, appostato sulla riva opposta del fiume, i soldati sono isolati e ricevono ordini contrastanti e a volte incongruenti dai superiori: il sergente Rigoni, dall’indole amichevole e pacata, ascolta tutti ed è un punto di riferimento per l’intero battaglione. Quando arriva l’ordine della ritirata comincia il vero calvario dei soldati, costretti a marciare affondando nella neve e senza cibo sufficiente: una interminabile colonna di uomini che trascina oltre che uno zaino pesantissimo anche il terrore di non farcela e non rivedere più casa ed affetti. La marcia del sergente e dei suoi soldati continua, tra partigiani, disertori e generose donne russe, fino ad arrivare all’ultima battaglia, quella decisiva per sfondare le retrovie russe, la cosiddetta 'sacca', e guadagnare la strada verso l’Italia. Sarà a Nikolaevka - una cittadina in mezzo alla steppa - che, in una battaglia cruenta e storica, si deciderà il futuro dell’ARMIR e cadranno sul campo molti dei commilitoni del sergente tra i quali Rino, suo amico d’infanzia. Rigoni, sopravvissuto alla battaglia, non può che continuare la sua marcia verso casa fin quando intontito dal dolore, dalla fame e dalla stanchezza non trova una isba dove in una atmosfera ovattata e surreale mangia in compagnia di un gruppo di soldati dell’Armata Rossa e finalmente si addormenta al canto di una ninna nanna che sembra quasi restituirgli l’innocenza perduta…
“Sergientmagiù ghe rivarem a baita?” è la frase pronunciata dall’alpino Giuanin (che perderà la vita a Nikolaevka) che rimbalza nel gelo della steppa prima timida e poi via via più disperata ma piena della ingenua e pervicace speranza di tornare, un giorno, finalmente a casa. Il sergente nella neve è il resoconto di un terribile capitolo della II Guerra Mondiale, la campagna di Russia (Operazione Barbarossa, come la chiamavano i tedeschi) e la disfatta dell’ARMIR (acronimo di Armata Italiana in Russia), una disastrosa ritirata (nel rigido inverno del 1943) che costò la vita a migliaia di soldati italiani (le cifre ufficiali parlano di oltre 20.000 morti ed un numero imprecisato di dispersi). Il Generale inverno (che già aveva fermato Napoleone) non lascia scampo: in fila come formiche sulla steppa gelata, con vestiti ed equipaggiamenti totalmente inadeguati i soldati morivano di freddo e stenti nella lunga marcia verso casa, un cammino interrotto dal miraggio bianco di un villaggio dove fermarsi e trovare il calore di una isba e riposo. Il libro, scritto nel 1953, non rappresenta però solo una testimonianza storica, ma è anche (come del resto accade anche leggendo Se questo è un uomo di Primo Levi) uno spaccato sull’umanità dolente, sulla paura ed il coraggio come sentimenti universali e sulla guerra come contrapposizione di uomini prima che soldati. Un libro che si stampa nella memoria del lettore proprio come una impronta sulla neve, con episodi (la preparazione della polenta, un vero e proprio rito conviviale nella tana calda e colma di odore di umanità e soldati affamati di cibo e casa) e personaggi (il giovane soldato ormai impazzito che bussa alla porta di un isba credendo che sia la porta della sua casa) toccanti ed indelebili e che ad ogni pagina porta con sé un crescente senso di freddo, solitudine e paura. “Sergientmagiù ghe rivarem a baita?”. Mario, nato vissuto e morto sui pendii dell’Altopiano di Asiago, ora a casa c’è arrivato veramente, in punta di piedi e senza clamori, e noi siamo rimasti qui a guardare in alto e ricordarci di lui rimpiangendo la sua semplice ma immensa grandezza. Ciao Mario. Adesso la neve non fa più paura.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER