Il serpente dell’Essex

Il serpente dell’Essex
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Londra, 1890. In tanti sono andati a fare le condoglianze alla giovane vedova Cora Seaborne, seduta sui banchi di legno della chiesa con suo figlio, l’undicenne Francis, e con Martha, la tata che è diventata ormai la sua più intima amica; mentre assiste con un certo distacco alla funzione, continua a pensare che lui, Michael, “forse altrove era un uomo gentile”. Sì, forse nella sua vita sociale e politica era diverso, ma con lei era stato sempre freddo, violento e crudele, e se pure potesse dimenticarlo ci sarebbe la cicatrice sulla clavicola a non premetterglielo. Cora è una donna anticonformista, adesso quello che prova “non era felicità, non esattamente; non era nemmeno soddisfazione. Sollievo piuttosto”, e soprattutto prova un senso di ritrovata libertà alla quale non intende più rinunciare per niente e per nessuno. Tanto che coglie al volo l’opportunità di lasciare la città per andare a trascorrere un po’ di tempo in compagnia del reverendo William Ransome e la sua famiglia, amici dei suoi amici Ambrose, che vivono a Colchester, nella campagna dell’Essex a nord est di Londra. Cora scopre presto che lì, lungo la costa, stanno emergendo dei fossili e lei è giustappunto un’appassionata naturalista e colleziona ammoniti e batrachiti; chissà, potrebbe fare qualche scoperta importante, proprio come la paleontologa Mary Anning che ha rinvenuto addirittura due scheletri giurassici completi di un plesiosauro e di un ittiosauro. Nella regione, da qualche tempo, si parla di una strana creatura emersa dalle paludi del BlackWater forse risvegliata da un recente terremoto, un serpente che somiglia ad un drago con zampe e artigli, che però striscia su scaglie, fornito di occhi enormi e ali membranose; qualcuno che lo ha avvistato tra le nebbie è morto in circostanze poco chiare, qualche altro è impazzito. Alla stravagante giovane, appassionata delle teorie di Darwin e Lyell, non sembra vero poter indagare, ma anche il reverendo Ransome vorrebbe far chiarezza, convinto che si tratti di una superstizione che sta distraendo i suoi parrocchiani da una fede pura e limpida. Benché su posizioni diverse, tra i due nasce un’amicizia fin troppo stretta, come tra due intelligenze che si stimano a vicenda, e trascorrono molto tempo a parlare di tutto passeggiando nella campagna o scrivendosi. Lui, William, forte della sua fede e lei, Cora, della sua razionalità messa alla prova dagli eventi: “Ho sempre sostenuto che non esistono misteri, solo le cose che ancora non conosciamo; ma ultimamente sto cominciando a pensare che nemmeno la conoscenza possa eliminare del tutto la stranezza di questo mondo”. È un mondo che sta cambiando sotto gli occhi di Cora e di tutti quelli coinvolti in questa storia. Cosa avrà in serbo il serpente per ciascuno di loro?

Capita, talvolta, che la critica seppur in buona fede non renda un ottimo servizio ad un libro creando fraintendimenti o aspettative imprecise. Se, nel caso di questo sorprendente secondo romanzo della inglese Sarah Perry, classe 1979, vi lasciate infatti suggestionare dalle parole del poeta e scrittore scozzese riportate in quarta di copertina che fanno riferimento a Dickens e a Stoker, probabilmente siete destinati a far parte di quei lettori che si son detti delusi e annoiati da un romanzo nel quale non succede nulla. In effetti, chi si aspetta mostri paurosi e tensioni sappia che non ce ne sono e che la trama – nel senso di fatti – è abbastanza secondaria. È una contraddizione per un romanzo? No, nemmeno per un romanzo che si può definire storico, ricchissimo di suggestioni di varia natura: amore, amicizia, malattia, questioni storiche, situazioni politico sociali, curiosità naturalistiche e paleontologiche, storia della medicina e della chirurgia, situazione femminile; tutti aspetti di una società che alle porte del nuovo secolo sta vivendo un momento di profondi cambiamenti con importanti ricadute sulla vita delle persone. Il serpente – nella storia essenziale eppure quasi marginale – è simbolo antichissimo e forte fin dalla notte dei tempi in quasi tutte le culture. Emblema di trasformazione e conoscenza, ha il potere di uccidere e guarire, e racchiude l’unità per la sua valenza sessuale maschile ma anche femminile. La ricerca di questo essere coincide per i personaggi con la ricerca di se stessi, ognuno a suo modo. Il valore salvifico per eccellenza, come è noto, è racchiuso della verga di Esculapio, il caduceo simbolo della medicina impresso sulla cintura che uno dei personaggi, il chirurgo Luke Garrett, ha ricevuto in dono dal suo miglior amico e che da quell’oggetto sarà salvato in un momento di disperazione. È lo stesso serpente su cui si interrogano Cora e William che finirà per farli conoscere a fondo. È lo stesso serpente che dà una svolta all’esistenza dell’eterea Stella, moglie del reverendo, tisica e preda di allucinate suggestioni, e a quella del piccolo Francis, solitario e silenzioso, ripiegato in se stesso e protetto dal mondo dagli oggetti che colleziona con maniacale attenzione: i due si trovano, si riconoscono e si aiutano l’un l’altra. In un articolo su un giornale inglese, Sarah Perry – tesi per il dottorato sul genere gotico che ritiene permetta “di esplorare i lati più oscuri della condizione umana” – ha raccontato che la storia è ispirata ad una leggenda inglese (ce ne sono tante simili, si pensi al più famoso Nessie) che le aveva raccontato suo marito, quando stava leggendo un libro del 1938, Companion Into Essex, che includeva un opuscolo stampato a Clerkenwell nel 1669 e che raccontava di come la creatura avesse minacciato il villaggio di Henham e la zona circostante. L’autrice, allora, è stata stuzzicata dall’immaginare la stessa situazione in un periodo tanto diverso come la fine dell’800. Ad intrigarla particolarmente, poi, la condizione della donna nel XIX secolo, assai meno marginale di quello che si possa pensare, e soprattutto il rapporto tra scienza e fede che lei considera il cuore vero del romanzo. “Sono credente, ma devo ancora riuscire a capire come fede e ragione possano convivere dentro di me” ha detto in una intervista: sembrano essere adombrati, in una frase, i due personaggi protagonisti del romanzo, opposti ma in continuo dialogo. Il serpente dell’Essex è un elegante romanzo di impianto classico, dall’ambientazione vittoriana ma con un piglio moderno, curato nelle descrizioni dettagliate, nell’attenzione ai particolari, nella psicologia dei personaggi; dalle fascinazioni gotiche che si realizzano soprattutto nelle atmosfere nebbiose e paludose, con una narrazione scorrevole che ha il suo punto di forza nello stile e nel linguaggio raffinato, senza essere sofisticato. Se siete in cerca di un romanzo dal sapore d’altri tempi non perdetevi questo che, a giusta ragione, è stato caso editoriale del 2017.



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