Il settimo canone

Autore: 
Traduzione di: 
Articolo di: 

A pochi giorni dal Natale del 1987, in una notte di pioggia battente, a San Francisco, Padre Thomas Martin trova il cadavere di un ragazzo nel presepe del suo centro di recupero per adolescenti in difficoltà a Tenderloin, uno dei quartieri più complicati della città. Per lui è un vero choc, ma i guai sono appena cominciati. La polizia chiamata a intervenire sul posto, infatti, prima compie una perquisizione illegale e poi accusa immediatamente il sacerdote, arrestandolo e arrivando a ipotizzare per lo stesso addirittura la pena capitale. Padre Thomas, che ha un passato giovanile difficile e un aspetto ancora molto poco ortodosso, si professa con determinazione innocente. Intanto, il suo vescovo decide di affidare la difesa del sacerdote al vecchio e caro amico Lou Giantelli, stimato e conosciutissimo avvocato cittadino. Ma Lou ‒ colpito da un infarto ‒ lascia tutte le pratiche del suo studio a suo nipote, Peter Donley, che si ritrova così a gestire uno dei casi più difficili della sua carriera. A questo punto inizia un vero e proprio braccio di ferro tra la Procura generale e gli accaniti e ambiziosi avvocati dell’accusa ‒ politicizzati quanto basta per spedire alla sedia elettrica anche un innocente, con la complicità di poliziotti scorretti ‒ e l’avvocato Donley, deciso a tutti i costi a rispettare il canone giuridico che vuole qualsiasi cliente innocente fino a prova contraria. Ma chi ha ucciso davvero il giovane nel centro di Tenderloin e dove si nasconde la verità?

“Un avvocato deve assistere il proprio cliente in modo coscienzioso entro i limiti della legge – recitò Donley ricordando meglio che poteva il codice dell’ordine degli avvocati”. Il settimo canone è il legal thriller per eccellenza. Per i lettori del genere non ci sono esclusioni o sbandamenti dalla griglia narrativa classica che vede l’avvocato della difesa simpatico e smarrito per cui fare il tifo, l’ufficio del procuratore impelagato in macchinose manovre politiche ed elettorali, gli avvocati dell’accusa molto simili a pescecani affamati, una segretaria che ne sa più degli avvocati stessi e una vittima che non si capisce bene quanto sia davvero al di sopra di ogni sospetto. Però, nonostante il format inflazionato, i tanti cliché e la poca, pochissima originalità del romanzo, il libro di Robert Dugoni funziona. C’è pathos, ironia, sentimento familiare, amore per la professione e per la verità e tutti quei buoni impulsi sociali così cari alla letteratura americana in generale. I lettori non possono fare a meno di godersi le pagine di un racconto ben costruito e di cercare di capire qualcosa in più dell’ostico sistema giudiziario americano. Quest’ultima cosa una vera genialata da parte di Dugoni, che spende pagine e inchiostro su perquisizioni a limite della legalità, dichiarazioni di innocenza e convocazioni nell’ufficio del giudice di corte. Ma lo fa con intelligenza e con una capacità narrativa che gli va riconosciuta. Il risultato è un legal thriller piacevole che non resterà nei secoli nella memoria dei lettori ma che servirà, senz’altro, a far trascorre qualche ora di svago letterario.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER