Il signor diavolo

Il signor diavolo
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Roma, settembre 1952, “in un’Italia dove tutto ricominciava da capo”. Furio Momentè è un funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, assunto dopo la laurea (orgoglio del padre rappresentante di commercio), come tanti grazie ad una segnalazione politica; non è brillante ma ambizioso, “Fin da bambino il potere mi ha sempre ammaliato. Espresso in qualunque contesto. So vedere in chi ha raggiunto una posizione di vertice una luminescenza che mi attrae in modo irresistibile”. Mai scelto dal ministro o dal sottosegretario, al contrario degli altri colleghi ispettori, per le missioni, quando i processi presentavano qualche problema, si è rassegnato a sentirsi ignorato, ad essere scavalcato e a restare relegato tra le scartoffie. Dopo anni di umiliazioni, l’occasione per riscattarsi da una vita meschina – meschina anche nel privato, segnato da un peccato che non è mai riuscito a confessare al confessore e che ha posto fine al suo matrimonio, causandogli un dolore mai sopito – arriva improvvisa quando il sottosegretario lo convoca per un caso assai delicato. Nel cattolicissimo Veneto è in corso l’istruttoria di un processo per l’omicidio di un adolescente, Emilio Vestri Musy, deforme e minorato mentale. Il presunto omicida, per altro reo confesso, il quattordicenne Carlo Mongiorgi, lo ha ucciso con una fionda perché convinto che lui fosse il diavolo – il signor Diavolo, come ammoniva il sagrestano Gino, perché bisogna aver rispetto del Male – o comunque un posseduto dal maligno. Pare però che il ragazzino sia stato profondamente suggestionato e condizionato da una suora e da un sagrestano e la difesa sta cercando di enfatizzare questa responsabilità. Il fatto è che la madre della vittima, Clara Vestri Musy, appartenente ad una famiglia potente e influente nella zona, da devota alla causa è diventata una nemica della Chiesa e una fiera avversaria, e sta facendo tutto il possibile per avvalorare questa tesi. Il magistrato cui è stata affidata l’indagine è Marino Melchionda, di origini pugliesi e fede comunista, motivo per cui la convinzione generale è che la scelta del giudice istruttore sia motivata dalla volontà “di gettare un’ombra sinistra sulla Dc locale” e, dice il sottosegretario, “Il presidente Alcide De Gasperi e il ministro di Grazia e Giustizia non intendono rinunciare al supporto elettorale che ci garantisce quella regione, dove purtroppo ci è fortemente ostile la rappresentante di una delle grandi famiglie di lì, un tempo nostra convinta sostenitrice ma oggi nostra acerrima nemica”. Momentè è felice, vorrebbe che sua moglie sapesse di questo incarico e potesse ricredersi su di lui, crede che i suoi genitori sarebbero stati orgogliosi di lui; eppure c’è un’ombra che lui cerca di ignorare mentre si domanda perché stavolta abbiano scelto di mandare lui, e cerca di ignorare anche anche i presagi oscuri che accompagnano il suo percorso fino alla stazione. Durante il viaggio in treno verso Venezia, l’uomo comincia a leggere gli incartamenti, a partire dall’interrogatorio del giovane imputato, reo confesso di omicidio preterintenzionale. Furio Momentè comincia così ad essere risucchiato in una vicenda torbida di superstizione e paura, di sofferenze, bugie e ingenua credulità. Non sa ancora che si sta incamminando per una strada pericolosa, che lo condurrà ad un appuntamento spaventoso, rimandato da quando aveva soltanto sette anni…

Come è noto, Pupi Avati, regista e scrittore bolognese, classe 1938, coltiva due anime in entrambi i campi nei quali, felicemente, ama cimentarsi. Come la sua filmografia è fatta di film nostalgici dedicati ai ricordi e ai sentimenti ma anche di horror gotici considerati punti di riferimento per un filone successivo, così nei suoi romanzi si dedica a generi diversi che spaziano dai saggi a storie nere dal fascino macabro. Un elemento comune ai due generi è l’ambientazione rurale del Polesine e dintorni, tanto che è stata coniata la definizione Gotico Padano per indicare le atmosfere ricorrenti nei suoi film e nei suoi romanzi. Questa storia inquietante di superstizione e religione è ambientata in una frazione di paese della provincia veneziana, in un dopoguerra faticoso di ricostruzione nel quale il dominio politico della Democrazia Cristiana si intreccia con la vicenda di un ragazzino profondamente turbato dalla morte del suo migliore amico, il coetaneo Paolino Osti, in seguito ad un male improvviso misteriosamente insorto dopo un involontario sacrilegio nel quale si era trovato coinvolto. L’ossessione di poter continuare a sentirlo vicino e addirittura farlo tornare dal mondo dei morti, unita alla suggestione dei racconti di una suora e di un sagrestano, lo convincono ad uccidere colui che sembra aver causato tutto, un essere deforme dalle unghie ricurve ad uncino e una doppia fila di orribili denti suini che agli occhi di tutto il paese incarna il maligno. “Nella cultura contadina il diverso, il deforme viene associato al demonio” spiega il prete esorcista al protagonista che cerca il bandolo della matassa. Ma sarà davvero questa la spiegazione di quanto è accaduto? E quale è la vera storia del deforme Emilio? Sarà vera la diceria che da piccolo ha sbranato con le sue zanne la sorellina nella culla? Ed è vero che è stato sottoposto ad un esorcismo? Furio Momentè è un uomo normale, anzi no è un mediocre, irrisolto e pavido, persino meschino e quando si ritrova immerso nelle nebbie della laguna veneta, nelle suggestioni dei verbali degli interrogatori del giudice istruttore e in una storia in cui i confini tra religione e superstizione sono troppo labili, troppo liquidi, troppo limacciosi al pari delle paludi della zona per essere definiti, non sa cosa credere. Il Male è la superstizione, appunto, o esiste concretamente? Forse consiste essenzialmente nella volontà di manipolare fatti e persone più deboli per interesse politico? Il Male è nascosto nei sotterranei (veri e metaforici nella storia) di una chiesa o tra gli intrighi di potere? O si nasconde invece nella ingenua – e talvolta pericolosa – religiosità dei più semplici? Mentre tenta di rispondere a queste domande, Momentè si ritrova ad arrendersi alla non normalità e alla necessità di affrontare le sue paure per rendersi conto, poi, di essere stato condotto abilmente ad un appuntamento rimandato per troppo tempo dove rincontrare un vecchio incubo, rimasto nascosto nei recessi del cuore e in quelli inquieti della mente. Narrato in prima persona, questo romanzo quindi è in buona parte costituito dalla trascrizione degli atti giudiziari, ma questo non basta a rendere la storia meno angosciante, fino al finale che ricorda un incubo à la Poe. Nel 2018 Pupi Avati ha festeggiato gli ottant’anni d’età, i cinquant’anni di carriera ed è stato Guest Director del Torino Film Festival, e poi ha dato alle stampe questo libro che adesso è diventato un film, sceneggiato insieme al fratello Antonio e al figlio Tommaso. Il finale del film e quello del libro divergono per un particolare incisivo, perché – ha detto l’autore – ha voluto sorprendere i suoi lettori. Ha detto Pupi Avati che si tratta di una storia di paura un tempo protagonista dei racconti narrati la sera accanto al fuoco nelle case di campagna, e davvero è questa la sensazione che si ha leggendo Il signor diavolo. Per questo motivo, per questa particolare dimensione narrativa della storia quasi familiare, se è vero, come qualcuno ha notato, che forse qualche imprecisione storica c’è – per esempio la presenza dei gabbiani (sentiti qui come oscuro presagio) a Roma che è piuttosto recente e poco probabile negli anni ’50 – ma davvero ci sono casi nei quali si può ben evitare di essere troppo pedanti. Pare che l’attrazione per la paura sia nata in Avati a causa di un quadro visto nello studio del nonno, “Ritratto dei coniugi Arnolfini” del fiammingo Jan van Eyck. A questo si deve la nascita, anni dopo, de La casa dalle finestre che ridono (1976) e Zeder (1983) ma evidentemente anche l’ispirazione dei libri come quest’ultimo, un romanzo sinistramente intrigante che si fa leggere in un giorno. Pare che Avati stia pensando ad una intera saga sul Male; sarebbe interessante essere certi che intenda continuare a scrivere un romanzo e poi successivamente portarlo al cinema.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER