Il signore delle anime

Dario Asfar è affamato, non solo di cibo: è avido di vita. Ha lasciato la Crimea per laurearsi in Medicina a Parigi, mantenendosi agli  studi con mille espedienti, ma adesso che si è stabilito a Nizza le sue condizioni economiche non sono cambiate: è un povero diavolo, non riesce a mantenere la sua famiglia, cura qualche immigrato russo, che non gli consente tuttavia ti tirare avanti. Alla nascita del figlio Daniel, supplica la  padrona di casa perché gli conceda un prestito, ma la donna pare irremovibile nel diniego; infine Asfar otterrà il suo aiuto in cambio di un aborto illecito praticato alla nuora, un’americana ambiziosa dai costumi disinvolti che  incrocerà molti anni dopo lungo il suo tortuoso percorso. Dario vende la propria coscienza senza farsene un cruccio, scoprendo in quell’occasione il peculiare talento che gli consentirà di arricchirsi: conosce la vulnerabilità dell’animo umano e sa come insinuarsi negli interstizi oscuri della disperazione e del dolore. Ne farà il suo cavallo di battaglia, divenendo il confidente ambiguo e salvifico di molti nevrotici alla frutta, muniti però di ingenti patrimoni da spremere. È Wardes ad introdurlo nel giro, un miliardario vizioso, incallito nel gioco e nel sesso mercenario, fobico fino all’osso, debosciato per disperazione. Dario lo cura soggiogandolo a sé; la voce si sparge per Parigi, dove intanto si è trasferito con moglie condiscendente, figlio in culla e finalmente tasche piene. Le isterie borghesi di fine guerra - siamo nel 1920 - si riversano così nella sala d’attesa del suo studio; donne soprattutto, spolpate e guarite, ma sempre sull’orlo di una crisi di nervi che ne garantisce il ritorno in terapia. Asfar però non ha smesso di essere affamato, il riscatto sociale di un immigrato non è sufficiente, desidera possedere materia e donne, quanto più possibile. Accaparra e spende, corrompe e mantiene, succhia e sperpera col benestare di una moglie adorante, complice della sua  irrecuperabile caduta morale. Solo l’amore vagheggiato e platonico per la signora Wardes, creatura  inaccessibile di straordinaria integrità, metterà in crisi il suo modo di vivere, entrando, molti anni dopo, nella vita del figlio di lui, nato sazio e votato al bene, con un senso di giustizia  che lo vedrà contrapporsi al padre. Dario, ormai privo di remore, arriverà a far interdire Wardes in cambio di denaro da parte della sua seconda moglie, vecchia conoscenza dotata di scaltrezza da postribolo …
La ruota della vita gira, intrecciando esistenze che si sono appena sfiorate in un intarsio sorprendente e bizzarro. La scrittura è elegante, scorrevole, efficace;  raffinata la costruzione della  trama, per niente prevedibile. Il lettore rimane conturbato dai personaggi, descritti con una lente introspettiva spiccatissima che ne rende le miserie, le turbe. Sono uomini carnali Asfar e Wardes, prigionieri dei propri demoni che si completano, si cercano, si sfiancano, in un rapporto morboso di odio e dipendenza reciproca, rievocando a tratti  certi personaggi di Dostoevskij   incatenati al vizio. La stessa Némirovsky è russa, sebbene, coltissima, scriva in francese.  Invisa ai bolscevichi perché ricca, si trasferisce a Parigi, dove inizia a pubblicare tracciando  un affresco caustico di certa borghesia ebraica, per quanto ella stessa vi appartenga,   che naturalmente la detesta, ciononostante, terminerà la sua brillante carriera letteraria ad Auschwitz, dove sarà deportata dal regime collaborazionista francese. Il libro è vivamente consigliato a coloro che pensano di guarire le turbe dell’anima nel postribolo o dallo psichiatra, premesso che l’anima non si cura, sebbene a volte guarisca, si consiglia un ripiegamento mistico, se non altro per il beneficio della gratuità.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER