Il silenzio di averti accanto

Il silenzio di averti accanto

La nascita di un figlio cambia la vita: nel presente, nel passato e nel futuro. Perché un figlio non eredita soltanto un nome ma una storia, un carattere, un senso. Giancarlo vuole dare al nascituro un nome che sintetizzi la sua storia, per questo si tuffa nella storia della sua famiglia, i Marinelli, partendo dal bisnonno Carlo (insegnante) e dai figli Almo e Martino, uno impegnato con i comunisti, l’altro potente gerarca fascista. I due fratelli sono il cuore pulsante di una famiglia di campagna numerosa ed operosa, schiacciata dalla crisi della fine del primo conflitto mondiale, ma con l’ambizione di elevarsi socialmente: per questo acquistano il podere nel quale vivono, i figli studiano, tutti si sacrificano. Almo e Marino però sono diversi, sono a loro modo ribelli anche se agli antipodi, divisi nelle amicizie, nelle esperienze e nelle avventure, ma uniti dall’affetto, dal legame di sangue. Le loro vite si dividono e continuano ad intrecciarsi, con Marino che da bravo fratello maggiore fa in modo che ad Almo non succeda nulla, proteggendolo dalle sue idee. Contornati da una miriade di personaggi minori che si fondono e fanno tutt’uno col gran corredo di figure storiche, quasi in secondo piano nella narrazione della famiglia, i due fratelli si scontreranno sempre per ritrovarsi. Così come Giancarlo che, per arrivare alla radice della sua famiglia, si lancia in una corsa nel tempo, nei ricordi, nelle fotografie, nei faldoni. I nomi sono un po’ l’anticamera di un destino: quale sarà il nome che alla fine deciderà di dare a suo figlio?

Non so se sia davvero una biografia o la ricerca delle proprie origini; del resto non so neanche quanto mi interessi che sia perfettamente aderente alla realtà dei fatti. Non mi interessa in sostanza sapere se si sta raccontando la Storia, mi interessa invece la storia familiare messa in scena da Giancarlo Marinelli (autore teatrale oltre che romanziere) sullo sfondo del Ventennio fascista, in quella terra di mezzo fra il Veneto e l’Emilia, dove vivere allora era una questione di legami ed ideali. È la storia delle avventure di due ragazzi che hanno scelto strade diverse per amore e sfida al loro padre, ma anche il racconto sottile e penetrante dei loro legami umani ed affettivi: padre contro figlio, fratello che protegge il suo sangue nonostante le idee e le ideologie; donne diafane ma tanto forti, collante della famiglia, custodia degli affetti e della concretezza dell’Italia falcidiata dalla sciagura nera del fascismo. Alla loro storia si intreccia, perché ne è il pretesto, la storia contemporanea del nipote che, in occasione della nascita di suo figlio, cerca le sue radice e si imbatte nelle storie di Almo e Martino, dell’Italia divisa dalla “guerra civile”, della sua terra e del suo Paese. L’attenzione del lettore è sapientemente tenuta viva dall’autore capace di tagliare, sminuzzare, ricomporre, anticipare con fughe in avanti, ma anche recuperare attraverso speciali curvature della narrazione: ci si perde e si parteggia ora per Almo, ora per Marino, ora per il povero Carlo. È stata davvero una scoperta questo libro, ponderoso, dal sapore quasi epico perché l’orizzonte storico si fonde con le vite private di chi poteva esserci e non sapremo mai se ci fu davvero e come visse quella guerra. Da leggere tutto d’un sorso, tutto d’un fiato, gustandosi le scene e immaginandosi i tendini che si contorcono per la rabbia e per il compromesso.



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