Il silenzio sulle donne

Il silenzio sulle donne
A pochi giorni dal Natale, in una Milano spruzzata di neve, fra la gente che corre e le luci, da una finestra della clinica che si affaccia su via Quadronno si lancia - o viene lanciato - l’ottantenne Santiago Conte, regista di nome e di peso, minato dall’età e dalla malattia. Con lui fino a pochi istanti prima del momento fatale Antonio Lopez, scrittore e copywriter a cui Conte era legato da una quarantennale amicizia. Sembrerebbe palese un gesto estremo, ma allora perché la polizia insiste nell’interrogare Lopez? Certo, è stato l’ultimo a vederlo e anche l’unico a frequentarlo nel periodo del ricovero, ma... Conte era un uomo schivo di cui si sa tutto sommato molto poco, poco incline ad essere protagonista del gossip; non si hanno notizie dei suoi legami e delle sue frequentazioni. Certa anche se non continuativa l’amicizia con il Lopez, a cui ha affidato fra l’altro la riscrittura della sceneggiatura del suo ultimo film, con molti riferimenti autobiografici…
Quando si sono incontrati il giovane scrittore vincitore di un premio letterario e l’ormai affermato regista, qualcuno li ha definiti lo specchio l’uno dell’altro e probabilmente aveva ragione. Santiago Conte, di padre italiano e madre spagnola, stabilitosi in Italia dopo la guerra. E Antonio Lopez, di padre spagnolo e madre italiana, che qui ci è nato e cresciuto. Nessuno dei due che abbia nostalgia della Spagna, sia pur per motivi diversi. Entrambi con uno strano rigetto per i legami stabili e sanciti per legge, con un estremo pudore nel raccontare le proprie donne, legati dalla necessità reciproca di spronarsi, di affidare all’altro le cose troppo dolorose per essere rivissute e scritte senza distacco ma facili da capire e mettere su carta per chi provi affinità di sentire. Quarant’anni di amicizia apparentemente discontinua, in cui l’uno chiamava e l’altro rispondeva. Quarant’anni di vita condivisi con una discrezione ormai rarissima descritti mirabilmente e una scrittura fluida, quasi in forma di monologo, fanno di questo libro un viaggio mai noioso nell’intimo di due persone diversissime eppure simili, davvero quasi lo specchio l’una dell’altra. Le donne di entrambi restano sullo sfondo, splendidi manichini in alcuni casi, madri e porti accoglienti in altri, ma mai mogli, se non per una breve e peraltro sfortunata parentesi nella vita di Antonio; e ciononostante se ne intuiscono l’importanza e la non invadenza, che evidentemente è richiamata dal titolo. Un romanzo leggero eppure intenso con un finale inaspettato anche se non imprevedibile. Non dichiarato ma palese, l’omaggio ad un grande del nostro cinema. 

 

 

 
 
 
 
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