Il simpatizzante

Il simpatizzante
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

Primavera 1975, Saigon. Siamo al culmine del lungo e sanguinoso conflitto del Vietnam. Le truppe dei Viet Cong stanno rompendo le ultime resistenze e la capitale del paese sta per cedere. Il generale capo della Polizia Nazionale e dei servizi segreti del Vietnam del Sud nella sua villa sta sistemando l’elenco di coloro che sono destinati a prendere gli ultimi voli in partenza per abbandonare il paese. Ad aiutarlo a stilare la dolorosa lista di chi potrà salvarsi e di chi no c’è il Capitano, il solo tra i suoi uomini ad abitare nella sua stessa casa, quello che per lui è diventato alla stregua di un figlio. Ma dietro le spoglie del collaboratore fidatissimo si cela in realtà un agente segreto sotto copertura dei Viet Cong, incaricato di riferire sulle attività militari e sul controspionaggio del Vietnam del Sud. Figlio di una povera ragazza vietnamita e di un prete cattolico che mai l’ha riconosciuto, il Capitano ha saputo sfruttare questa sorta di “doppia personalità”, mezza orientale e mezza occidentale, per sapersi adattare in ogni ambiente, tirando fuori i lati del suo carattere che più si confacevano a dove si trovava. Un’ambiguità di fondo che ha reso più facile per lui svolgere l’arduo incarico a cui si è prestato. Due sono le persone con cui durante gli anni della sua formazione ha stretto un rapporto personale indissolubile. Man, suo addestratore tra le fila Viet Cong, e Bon che al contrario ha maturato negli anni un profondissimo odio verso il comunismo. Proprio Bon e famiglia sono tra coloro che il Capitano inserisce nella lista delle persone da imbarcare verso gli Stati Uniti e salvare dal Vietnam incandescente. La fuga è rocambolesca e difficoltosa. I Viet Cong incombono e sparano colpi di mortaio fin sulla pista da dove sta per partire il velivolo destinato a portar via il Capitano e tutti gli altri. A finire vittima del fuoco ci sono figlio e moglie di Bon. Nonostante lo scenario di terrore che li circonda, l’aereo decolla e con un volo più simile a un incubo che a un viaggio i fuggiaschi raggiungono la base di Guam per poi arrivare negli Stati Uniti, per l’esattezza a Los Angeles. Il Capitano si trova così immerso nella “lucentezza” americana, quella che in cuor suo disprezza, contro la quale ha combattuto sotto mentite spoglie, che però lo accoglie, sorniona e frivola…

Viet Thanh Nguyen è uno scrittore vietnamita naturalizzato statunitense. Nato nel 1971, vive in America dal 1975. Attualmente insegna English and American Studies and Ethnicity alla University of Southern California, è stato autore di saggi sul valore della memoria e della diffusione della storia. Con “Il simpatizzante”, suo romanzo d’esordio, ha vinto nel 2016 il Premio Pulitzer per la narrativa. Il libro, scritto in prima persona e sotto forma di flashback ha come protagonista un ex ufficiale dell'intelligence sud vietnamita, in realtà spia Vietcong, che mai rivela il suo vero nome durante tutta il volume. L’inizio coincide con i giorni deliranti della caduta di Saigon, descritti con una narrazione incalzante e a tratti febbricitante. Procedendo con la lettura, emergono le complesse sfaccettature di un personaggio dalla doppia personalità, che disdegna l’America ma nel contempo ne è dolorosamente attratto, votato a una causa che gli impone di recitare un ruolo, costantemente in bilico tra affetti e rancori. "Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce”, così il protagonista-io narrante si presenta ai lettori, in un esordio che condensa in poche righe la complessità del romanzo, un po’ spy story, un po’ romanzo storico, un po’ psicologico. È una spy story perché della spia nel personaggio del Capitano c’è tutto, la doppiezza, l’acume, la cattiveria ed è psicologico perché tutte queste fattezze sono tratteggiate con una precisione sopraffina. È un romanzo storico perché riesce a raccontare un pezzo di Novecento che forse fino ad ora nessuno scrittore era stato mai in grado di raccontare in modo così puntuale – le pagine sulla caduta di Saigon sono dettagliate e dolorose. È un romanzo sul Vietnam ma anche sull’America e le sue contraddizioni, sulle croniche difficoltà di una società multietnica, sulle contraddizioni della Los Angeles del cinema, luccicante e spietata. Nientemeno che una penna capace e competente come Domenico Quirico su La Stampa ha elogiato con toni eccezionali questa folgorante opera prima, affascinato ancor più che dalla qualità narrativa dell’opera, dalla storia personale di Viet Thanh Nguyen. “Tra dieci, venti anni avremo anche noi, in Italia, un vincitore del Campiello o dello Strega arrivato, bambino, sul molo di Lampedusa su una slabbrata caravella, o alla deriva per torridi deserti incalzato dalla paura: che è stato insomma Migrante”, è ciò che spiega. “E se al momento non abbiamo nel nostro panorama letterario un migrante salito sul podio di qualche premio letterario possiamo ben sì giovarci di questo Pulitzer dato a un immigrato di seconda generazione che della storia del suo paese ci regala un ritratto spietato e acuto”, chiosa ancora. Mentre in un’intervista a Antonio Monda di Repubblica, è lo stesso scrittore a motivare così l’urgenza di scrivere quest’opera: "sentivo molta rabbia e volevo scrivere qualcosa che offrisse uno sguardo diverso su temi trattati unilateralmente: ho provato sulla mia pelle cosa significasse essere vietnamita in America", fa presente infatti Viet Thanh Nguyen. Il risultato è un’opera non di facile lettura, complessa e a tratti ostica, ma sicuramente affascinante e rara nel panorama della letteratura contemporanea.



 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER