Il sogno

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Francia, fine del XVI secolo. Sono gli inizi del regno di Enrico IV, che non è riuscito ancora a porre fine alle faide private e alle lotte feroci tra fazioni rivali. Non capita di rado che apparenti riappacificazioni finiscano nel sangue, sopraffatte dal ricordo di vecchi scontri e rancori mai veramente risanati. Non lontano da Nantes, sulla Loira, sorge il castello fortificato dei De Villeneuve. Da un anno la contessa Costance vive da sola piangendo ogni giorno il lutto per la perdita del padre e dei due fratelli, vittime delle guerre civili. Non si unisce mai ai festeggiamenti a corte e, nonostante il divieto del re, ha intenzione di ritirarsi in convento e prendere i voti. A nulla valgono le suppliche di Gaspar de Vaudemont, il giovane col quale ha scambiato tempo addietro promesse d’amore. Lui è sempre perdutamente innamorato di Costance e la fanciulla ama ancora, a sua volta, il giovane cavaliere. Ma non può dimenticare che Gaspar è l’assassino di suo padre, morto in uno scontro nel quale i due si erano trovati su fronti opposti. “Un mare di sangue ci divide per sempre” – gli dice – “Non avvicinatevi a me. Gli amati morti stanno ancora tra di noi; le loro ombre pallide ricordano la mia colpa e mi minacciano perché ascolto i loro assassini”. Gaspar allora, davanti al suo rifiuto ostinato, è determinato ad andare in Terra Santa, non gli importa se gli toccherà morire in combattimento. Turbata da questa notizia, Costance prende una decisione. Andrà a dormire sul giaciglio di santa Caterina, una piccola sporgenza nella roccia affacciata sulla Loira nei pressi di una piccola cappella. Si dice che la santa guidi chi le chiede aiuto, comparendo in sogno a chi riesce ad addormentarsi in quel luogo terribile e pericoloso, senza cadere nell’abisso delle acque sottostanti…

Mary Shelley (1797–1851), nota per il suo capolavoro Frankenstein, è autrice di altri romanzi, anche di una certa importanza, ma non tutti sanno che, durante la sua non facile né felice esistenza, ha scritto numerosi racconti. Tuttavia non pubblicò mai una vera e propria raccolta perché era solita destinarli a riviste letterarie, soprattutto al “The Keepsake”. In questo annuario letterario, nel 1832, fu pubblicato per la prima volta anche questo racconto gotico, accompagnato da una illustrazione dipinta da Louisa Sharpe e incisa da Charles Heat. Da una riproduzione del manoscritto olografico, conservato alla Carl H. Pforzheimer Library di New York, si capisce come Mary Shelley abbia modificato il racconto in alcuni punti per adattarlo all’illustrazione della Sharp. Da quella prima pubblicazione, Il sogno è stato incluso in svariate antologie. Questa breve storia d’amore romantico è tutta incentrata sul dissidio interiore che tormenta la fanciulla protagonista, combattuta tra il sentimento appassionato che la lega al giovane cavaliere e i sensi di colpa nei confronti di suo padre defunto che le impediscono di abbandonarsi all’amore. Il ricorso all’elemento soprannaturale del sogno rivelatore, che passa attraverso il pericolo al quale si espone Costance, segna la risoluzione (positiva) del suo dramma. Lo scarno, elegante volumetto che racchiude questo piccolo gioiello è impreziosito, in questa edizione, da una incisione di Michelangelo (XVI) che rappresenta Il sogno; purtroppo, però, occorre segnalare, nelle pur poche pagine, una quantità di refusi tale da penalizzare la pubblicazione. Peccato, la sensazione è quella di sorseggiare un Veuve Clicquot d’annata, in una bellissima flûte… di plastica. Imperdonabile.



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