Il sospetto

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Hampshire, Inghilterra. Kate ha più di cinquant’anni ed è una navigata giornalista di cronaca che si muove con esperienza in un ambiente fatto spesso di cinismo, colleghi arrivisti e falsità, ma anche di rapporti camerateschi come quello che lei ha con il suo praticante Joe ed il fotografo Mick. È in buone relazioni anche con l’ispettore Bob Sparkes il quale, oltre che dal lavoro, è impegnato dalla moglie Eileen, malata terminale. Kate invece ha una famiglia serena; forse l’unica cosa che non ha ben digerito è il fatto che il brillante e promettente figlio Jake di ventidue anni abbia lasciato l’Università per andarsene in giro per il mondo senza dare mai troppe notizie di sé. Sono passati due anni ed ora dovrebbe essere da qualche parte in Thailandia. In un agosto avaro di accadimenti per la languente redazione del “Post”, Kate riceve la segnalazione di due ragazze diciottenni che recatesi a Bangkok per il rituale anno sabbatico, non danno più notizie da una settimana: i genitori preoccupati ne hanno denunciato la scomparsa. Non avendo di meglio, Kate si dedica al caso, avvicina i genitori delle ragazze, ne conquista la fiducia, li intervista e si consulta costantemente con l’ispettore Sparkes che, contrariamente alla norma, è sempre collaborativo con la stampa. Mentre quasi tutti si aspettano che, come spesso succede, le ragazze riappaiano su Facebook dopo giornate di sbronze e droghe, accade un fatto inquietante: nel rogo di un fatiscente ostello di Bangkok usuale mèta di ragazzi occidentali, vengono trovati i corpi di due ragazze. Potrebbero essere loro: è necessario che i genitori si rechino in Thailandia per l’eventuale riconoscimento dei corpi e Kate decide di seguirli… Ma è solo la volontà di andare in fondo al caso giornalistico a spingere Kate in Thailandia?

Chiariamolo subito: è uno di quei libri che quando si inizia a leggere ci si augura un’improvvisa influenza che ci tenga a casa per poterlo continuare. Fiona Barton, giornalista e scrittrice d’esperienza sa di cosa parla e lo si avverte. Nell’intreccio giallo c’è di più: un’analisi dei risvolti cronachistici visti dalla prospettiva di chi le inchieste le svolge, di chi ne è oggetto e di chi ne fruisce, il tutto pervaso da dinamiche psicologiche di assoluta profondità. In una fase di proliferazione incontrollata del filone, Il sospetto si eleva decisamente sopra la massa: nulla è scontato, tutto è plausibile e nessun ruolo è predeterminato ad uso esclusivo del meccanismo. Nessun cliché, solo personaggi autentici il cui carattere è perfettamente delineato da modi, gesti e parole senza bisogno di descrizioni da parte dell’autrice. I capitoli brevissimi funzionano da sequenze cinematografiche facilitando il cambio continuo di prospettiva e ambiente senza perdere il filo del racconto. Da non perdere, anche per i non amanti del genere.



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