Il suocero e il genero

Il suocero e il genero

Sguarone Gottifredo? Ebbene, anche la rispettabilità sociale dello Sguarone è da tempo minata da un terribile fastidio a cui si vede inguaribilmente soggetto da dieci anni minimo. Colite spastica acuta, ha sentenziato lo specialista; definizione in seguito ritradotta paraiatrologicamente dalla domestica Mery, ma anche detta Terry, in una dicitura di più immediata comprensione, visto anche che, col passare degli anni, la sopraggiunta inefficienza mioelastica dei tessuti, in concomitanza con l’aggravarsi della patologia, hanno finito per ridurre lo sfintere dello Sguarone a un incontrollabile e fetido spinterogeno, specie nei momenti di tensione emotiva più pronunciata. Neanche Sguarone va dunque bene… La sempre valida dott.ssa Adalgisa Sussiagassi? No, no, no. Dopo la figuraccia di due anni prima, poi... Trovata nei bagni, dopo un lungo cercare... In quelle pose... Nonostante l'età... Attorniata da quella batteria di vecchi barbogi in piena satiriasi... La verità? Sono tutti impresentabili. Rimandare l'evento? Im-pen-sa-bi-le! Stevo Manini ha ricevuto pressioni indefettibili su un tale punto. Tra venti giorni si vota. Le teste di legno della giunta attualmente al comando hanno governato male, ma non è quello il problema. Il guaio per il mazzo di papaveri più o meno alti è che la popolazione sembra, in capo ai cinque anni, essersene, perlomeno confusamente, resa conto. Serve pertanto un proverbiale fiore all'occhiello che, quanto più spampanato possibile, copra le macchie di unto e luridume. Manco a dirlo, quel fiore reciso sarà stata l'ultimissima edizione di “Once Upon a Time in Valdiguggio”…

A Pee Gee Daniel, poco più che quarantenne, nato a Torino ma residente ad Alessandria, all’anagrafe Pier Luigi Straneo, nella vita non sembra proprio che sia mai mancata la voglia di rimboccarsi le maniche ben oltre il gomito, dato che, a quanto pare, è stato impiegato, magazziniere, aiuto-camionista, poliziotto, responsabile di sala giochi, agenzie di scommesse e sale-slot, bibliotecario, copywriter, addetto ufficio stampa. Laureato in filosofia ‒ il che, anche se di primo acchito forse può non palesarsi così, è con ogni evidenza in realtà molto utile nel momento in cui ci si rapporta al mondo del lavoro italiano, visto che la situazione non può essere presa in altro modo che non “con filosofia”, per l’appunto (o imbottendosi di farmaci anti-ulcera…) ‒ è sceneggiatore, articolista, commediografo e, soprattutto, come si evince chiaramente da questo suo volume, scrittore di talento cristallino. Il suocero e il genero, parte della trilogia Once upon a time in Valdiguggio, e insignito della menzione d’onore al Premio Gadda 2016, è infatti un libro divertentissimo, curato, brillante, ironico, lieve ma non superficiale, intelligente, fantasioso eppure straordinariamente credibile, dal gran ritmo, pieno di sfaccettature e di chiavi di lettura, farsesco e insieme serissimo, senza mai essere però serioso o, ancora peggio, retorico. Valdiguggio è una sorta di incrocio tra Valenza, Peyton Place, Twin Peaks, Cabot Cove e Topolinia: una città dell’oro prima ricca e ora in crisi dove c’è una rivista di folklore, “Once upon a time in Valdiguggio”, evidentemente abbastanza pretenziosa sin dalla testata, diretta da Stevo Manini, personaggio singolare che su pressione della figlia a un tratto commette l’errore fatale: assumere in redazione il più acquisito dei parenti (e come acquisto vale come certi centromediani del mercato di gennaio, di cui già a febbraio ci si è dimenticati), ossia il genero Doriano Di Marzio, un balengo fatto e finito, come si direbbe nella terra di Straneo, un megalomane che vuole usurpare il trono e fare cassa attraverso il gossip. E si dà il caso che per Valdiguggio tra gli altri giri pure una ninfomane…



 

 

 
 
 
 

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