Il suono del respiro e della preghiera

Il suono del respiro e della preghiera
Metà anni ’80. Maya torna nel suo paese natale, in Bangladesh, dopo aver trascorso gli ultimi sette anni lontano dalla sua famiglia. La guerra di indipendenza dal Pakistan è finita ormai da molto tempo, ma restano le macerie, non tanto fisiche e architettoniche, quanto morali e interiori. Maya ha vissuto intensamente ogni tipo di tormento interiore lottando per il suo paese, rivestendo un ruolo totalmente diverso dalle donne della sua generazione. Ribelle e insofferente a qualsiasi tipo di costrizione, soprattutto adesso che il paese è vittima di una dittatura, Maya non è mai riuscita a dimenticare i profumi, le usanze, la gente, i suoi luoghi. Sente ancora l’odore degli incendi, la tristezza e la disperazione della sua terra. Questa lotta per il suo paese si è concretizzata nella volontà di essere utile alla società: è per questo che Maya ha deciso di diventare medico, lavorando in un piccolo ospedale di campagna per salvare donne e bambini, per sostenere le vittime di violenze, andando contro i precetti della religione, battendosi per l’indipendenza decisionale delle donne, scontrandosi con un sistema in cui il genere femminile ha sempre torto e deve pagare anche per gli errori e le cattiverie che non dipendono dalle sue azioni dirette. Ma quale è il passato di Maya? Cosa è successo lontano dalla sua terra in quei lunghi sette anni? La donna ha lasciato improvvisamente una famiglia, una madre che ha adorato, pur nella sua tendenza a sottostare a una società spesso ingiusta, ad adattarsi a dei valori e a delle tradizioni non necessariamente corrette. Maya ha anche un fratello, Sohail. Un legame viscerale distrutto da incomprensioni, vicende di vita, lutti e dispiaceri. Sahail ha vissuto direttamente gli orrori della guerra, ha ucciso altri uomini, si è adattato alla terribile legge della sopravvivenza uscendone totalmente vuoto, privo di voglia di vivere, fermo in un mondo totalmente a parte, in cui non c’è posto per la sua famiglia, sua moglie e suo figlio. È questa la situazione che Maya dovrà affrontare, sentendosi tremendamente stretta, piena di rabbia, prendendo a cuore un nipote orfano di madre, vittima di un padre assente e disinteressato. Maya dovrà ritrovare la forza di lottare, di scardinare delle leggi non scritte e a maggior ragione ingiuste: tutto questo per amore…
Il suono del respiro e della preghiera è un romanzo di amore, valori e senso di appartenenza alla terra. Un ventaglio di sentimenti che Tahmima Anam scandaglia in tutte le sue sfumature. Il respiro è sinonimo di vita, ma non sempre identifica una vita vissuta pienamente, ma semplicemente subita, senza volontà attive né propositive. Non basta respirare per vivere, è necessario agire, trasformare l’aria nei polmoni in vita vera. Dall’altra parte c’è il valore assoluto attribuito alla preghiera che, tuttavia, spesso non basta a determinare il cambiamento degli eventi, ma risulta essere solo un rifugio comodo dalle preoccupazioni, dallo scontro diretto con una realtà non sempre semplice o voluta. È il rifugio di Sohail, la fuga dai sensi di colpa, dall’orrore vissuto durante la guerra. La storia che ci racconta l’autrice è la storia di un popolo distrutto fisicamente e nell’animo dalle ingiustizie, un popolo in cui, tuttavia, è viva la fiamma della vita e dei desideri. Tutto questo è rappresentato proprio da una donna, emblema dell’evoluzione positiva del corso delle cose, sempre possibile se voluta. Un romanzo che si muove in un decennio, alternando la storia passata con il presente, ricostruendo pian piano gli antefatti, cercando di riporre lentamente ogni pezzo del puzzle in modo crescente. Capiremo cosa turba Maya, perché ha deciso di lasciare terra e affetti e quale è stato il motivo dell’allontanamento con il fratello. Una storia di passioni, di rabbia e di volontà. Gli eventi che accadono nel corso della nostra vita determinano il nostro modo di vivere, le nostre scelte, le azioni, spesso non volute ma dettate dalla necessità. È qui che Maya ci insegna che per vivere non basta soltanto respirare, ma bisogna ascoltare il suono del proprio respiro e lottare per se stessi, per un ideale, per la libertà. Per la propria terra.

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