Il superuomo di massa

Il superuomo di massa
Il superuomo, invenzione del filosofico tedesco Friedrich Nietzsche - secondo il quale l’uomo è destinato, in un’epoca futura e indeterminata, a superare se stesso, le convenzioni e le regole che si è sempre imposto, abbattendo ogni tipo di morale e conquistando finalmente la felicità terrena. E il superuomo di massa, ovvero l’oggetto di un filone romanzesco commerciale, popolareggiante o d’appendice che dir si voglia, in cui una “massa” di lettori si identifica. Forse il genio nietzschiano non pensava che l’uomo nuovo e potenziato profetizzato dal suo Zarathustra si sarebbe riprodotto in svariati pseudosuperuomini letterari, come supereroi, conti, moschettieri e persino agenti segreti; del resto non sapeva neppure che questo stesso superuomo sarebbe stato additato negli anni a venire come agghiacciante archetipo nazista... ma questa è un’altra storia. Sta di fatto che, nello studiare il romanzo popolare, Antonio Gramsci scriveva: “Mi pare che si possa affermare che molta sedicente superumanità nicciana ha solo come origine e modello dottrinale non Zarathustra ma il Conte di Montecristo di Dumas”. Semplice denigrazione del dogma filosofico di un, come si diceva, precursore del nazismo, da parte di uno dei fondatori del Partito comunista in Italia o piuttosto ragionata analisi di un fenomeno ancora vivo e presente nella letteratura odierna? Forse entrambe le cose: in ogni caso, questioni ideologiche, strutture narrative e, perché no, esigenze commerciali, contribuiscono a formare una figura di superuomo letterario destinata a diventare il sogno consolatorio del popolo. Il ruolo della narrativa d’appendice è, infatti, far sognare ad occhi aperti il lettore, tramutando le vittime in vincitori e i cattivi in colpevoli destinati alla sconfitta. Basti pensare agli eroi del feuilleton ottocentesco dello scrittore francese Eugène Sue, al ladro gentiluomo Arsenio Lupin, all’eroe selvaggio Tarzan, all’agente segreto James Bond, vincitore di ogni missione, incarnazione più pura del Bene contro il Male...
In questi scritti Umberto Eco recupera una teoria vecchia e apparentemente datata, prendendola come pretesto per mettere a fuoco una “sociologia della narratività popolare”; rintracciando analogie, formule che ricorrono e descrizioni simili, evidenzia efficacemente come da sempre le masse abbiano bisogno di romanzi consolatori, in cui gli intrecci siano prevedibili, i finali tendano alla pace e qualsiasi crisi - psicologica, sociale, narrativa - venga aperta nel corso della vicenda, sia sanata senza conseguenze nel finale, romanzi che gli autori già sanno come costruire perché conoscono quello che il loro pubblico si attende. È interessante vedere come aspetti di una letteratura apparentemente lontana da quella attuale si ripropongano in tempi più recenti - pensiamo a Ian Fleming e al suo 007! - con le stesse dinamiche e le stesse finalità. La storia dei superuomini di massa, quindi, non sembra concludersi qui; consapevole di ritrovarli in kolossal cinematografici e televisivi, alle prese con guerre o catastrofi naturali, per ora Eco li abbandona, lasciando ai lettori, con questi saggi, “una delle letture possibili del fenomeno”.

 

 

 

 
 
 
 
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