Il teatro a disegni di Dario Fo con Franca Rame

Il teatro a disegni di Dario Fo con Franca Rame

Il premio Nobel Dario Fo è da sempre un amico di Brera. Negli anni Quaranta frequenta come allievo il liceo artistico e l’Accademia delle belle arti, dove conosce maestri del calibro di Carrà, Funi, Carpi, Manzù, avviando poi una promettente carriera di pittore. Un’attività che non abbandona mai, nemmeno quando si dedica al teatro. Successivamente si mantiene sempre in contatto con l’istituzione, incontrando docenti e studenti in diverse occasioni pubbliche e tenendo delle lezioni-conferenze. Dal 2011 questo rapporto si è ulteriormente consolidato con un accordo di collaborazione tra l’Archivio Rame-Fo CTFR e l’accademia di Brera con un progetto editoriale multimediale e con la messa in scena del testo inedito Storia di Qu affidato alla scuola civica Paolo Grassi di Milano… La progettazione degli spettacoli teatrali e televisivi di Fo avviene mediante sequenze di disegni che non riguardano solo i costumi e le scenografie, ma anche le situazioni sceniche e le azioni dei personaggi… Fo inventa lo storyboard (sceneggiatura disegnata) teatrale, il che fa sì che nell’arco di quarant’anni la moglie, Franca Rame, abbia riempito armadi e armadi di tutto: fatture, recensioni, foto, schizzi, ogni versione di ogni spettacolo teatrale, e poiché si lavora a una continua riscrittura del testo, ce ne sono anche più di tredici. Poi negli anni Novanta lei stessa scopre internet, e già nel 1995 si mette d’accordo con la Apple che, in cambio di una lettura, da parte di Dario Fo, di un brano pubblicitario, non dà loro denaro ma si mette a disposizione per tutta la digitalizzazione e l’organizzazione con la ricerca tramite parole chiave... Dario Fo è ossessionato dallo spazio e dal movimento, alla ricerca di una continua trasformazione, di una costante sorpresa: il suo è un teatro di pitture, in cui nulla è ornamentale… L’aspetto fondamentale del progetto scenico è la mobilità, sul modello della commedia dell’arte, le cui scene generano stupore e meraviglia proprio per il loro incessante mutare…

Il teatro di Dario Fo e di Franca Rame è qualcosa di più di una semplice messa in scena, per quanto in effetti nessuna messa in scena, a dire il vero, si possa mai definire semplice, visto che già l’idea di una rappresentazione presenta una innata complessità, dovuta al fatto che le parole e le idee, immateriali per definizione, devono farsi gesto e cosa viva, capace di donare empatia a tutti gli astanti, che si tratti di una commedia, di una tragedia, di un monologo comico, sociale, politico, di impegno civile, di un mimo, una farsa. Uno spettacolo teatrale è come un puzzle, fatto di tanti pezzi: la musica, le scene, i costumi… Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997 perché “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”, ha studiato all’accademia delle belle arti di Brera, a Milano: attraverso l’arte figurativa dà forma e vita a pensieri e contenuti, che poi si fanno azione scenica, sempre ricca di livelli di lettura e chiavi di interpretazione. I suoi bozzetti non creano solo abiti di scena, ma, come in Ejzenštein, definiscono il carattere dei personaggi. Il volume, corredato di bellissime foto di scena, dello studio meneghino e non solo, di un video di Giuseppe Baresi, e di testi anche di Franco Marrocco, direttore della succitata accademia, Jacopo Fo, Stefano Benni, Roberto Favaro e Sara Mancinelli, oltre che di Marisa Pizza, direttore artistico e scientifico responsabile dell’Archivio Franca Rame Dario Fo, e di Andrea Balzola, sceneggiatore, drammaturgo e regista, è un viaggio appassionante all’interno del mondo di Dario Fo e Franca Rame, coppia in scena e nella vita: attraverso i disegni, gli schizzi preparatori, gli album, gli storyboard si capisce appieno il significato da loro attribuito all’arte. Un messaggio che riguarda la bellezza, la coscienza civile, la comunicazione, il processo creativo come rivelazione e ottimistica speranza per il futuro, sperando che gli errori del passato, una volta messi alla berlina, siano respinti, rifiutati e non ripetuti.



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