Il tempo dell’attesa

Il tempo dell’attesa
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La vita dei numerosi Cazalet scorre nella sua borghese, britannica quotidianità: gli anziani nonni dettano i ritmi (in casa lei, al lavoro lui), i tre figli maschi portano avanti l’attività e con le mogli accudiscono nidiate di nipoti, la figlia femmina (non sposata) accudisce i genitori e si dedica ad attività filantropiche. Miss Milliment, l’istitutrice, dispensa cultura e buoni consigli ai piccoli mentre un drappello d’inservienti tiene a bada le proprietà di famiglia. In questa routine perfetta s’inserisce un evento dirompente: la Germania di Hitler dà origine, di fatto, alla Seconda guerra mondiale. La macchina organizzativa Cazalet non perde un colpo: le finestre sono oscurate, le provviste messe da parte, i cibi freschi razionati, molte serate sono trascorse a valutare come gestire le case in campagna e quelle a Londra, chi va dove a fare cosa. Compresa la guerra. Le sirene antiaeree cominciano a risuonare nei cieli di Londra, la guerra è anche sull’isola e non più solo sul continente. Eppure in famiglia nessuno sembra scomporsi, gli adulti cercano di mantenere una parvenza di equilibrio anche quando di Rupert (partito soldato) si perdono le tracce. O quando Louise, adolescente, decide di lasciare casa per seguire il suo sogno di fare l’attrice…

Astenersi perditempo: la saga dei Cazalet richiede una dedizione impareggiabile, con quella messe di personaggi che si alterna in scena. Ovvio che, in tante storie e figure, ci siano delle chiavi di volta: Clary per esempio, figura straordinaria di preadolescente, cresciuta anzitempo in assenza della madre, forse destinata a piangere anche il padre eppure mai preda del risentimento (cosa che accade, invece, al fratello minore, suo perfetto contrappunto). Oppure Louise, apparentemente vanesia, che non smette di credere nel proprio sogno nemmeno sotto le bombe e s’interroga, con la sua migliore amica, su cosa significhi diventare adulti. Ecco, è nel mondo degli adulti che si ritrovano, in quest’alternanza di chiari e scuri, per lo più gli scuri: da Edward il fedifrago che ingravida l’amante a Villy, la tradita che tradisce e non smette di provare astio verso la figlia, oggetto (involontario) dell’eccessiva attenzione del padre. Insomma un panorama variegato di piccinerie, piccole violenze, menzogne abilmente dissimulate dietro al manto del perbenismo, contro cui spiccano non solo il candore autentico dei più giovani ma anche un paio di esempi di amore consapevole e maturo. Perché Howard non è una nichilista, casomai una vera e prolifica regina della penna, dotata del talento di tradurre la più lucida e onesta lettura della realtà in pagine taglienti come lame.



 

 

 

 
 
 
 

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