Il tempo delle donne

Il tempo delle donne
Nella Leningrado degli anni Sessanta, Antonina Bespalova, una giovane proveniente dalla campagna, si lascia in fretta ammaliare dall’eloquio facile e disteso di Grigorij, uomo di città, uno di quelli che gode del privilegio di non condividere l’appartamento con altre famiglie (come si faceva durante il comunismo, nella cosiddetta kommunalka) e che tiene esposta la foto di Hemingway in salotto. Da questa fascinazione nasce Sjuzannočka, una bambina bella e sana ma muta, fino ai sette anni. Antonina però non rivede più il padre di sua figlia, e s’imbarca in una convivenza forzata con tre anziane donne. Lo Stato le assegna infatti una stanza, e le dà la precedenza proprio in virtù della bambina, ma comunque in un appartamento in condivisione. Ben presto le tre signore si riveleranno amabili come delle nonne: mentre Antonina fa i doppi turni in fabbrica, per dare tutto alla figlia che non ha conosciuto l’amore del padre, Glikerija, Ariadna e Evdokija riempiono d’amore e di ogni riguardo la piccola Sjuzannočka, riservandole i bocconi migliori a tavola, lavando le sue cose separatamente, trattandola in poche parole come una regina. Tutte e tre sono rimaste sole al mondo: avevano tutte una famiglia, persa durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, o misteriosamente scomparsa nel comunismo. Solo Glikerija non si è mai sposata, ma quanti aneddoti distilla sul conte che la corteggiava! Intanto Sjuzannočka, all’insaputa della madre, viene anche battezzata come una vera cristiana. Ariadna le insegna il francese, che la piccola capisce ma non riesce ad articolare. È molto brava invece a disegnare, a ritagliare vestiti per le bambole o fiocchi di neve di carta. Antonina conosce un ragazzo, tal Nikolaj, e grazie al collettivo, che indirizza i cittadini sovietici verso il bene, i due si sposano. Ma la ragazza scopre di essere malata e di non poter più vivere a lungo. Che ne sarà della bambina? Verrà strappata all’affetto delle nonne che legalmente non sono niente per lei? Per fortuna la piccola crescerà nell’affetto di sempre, e il francese insegnatole da Ariadna cambierà per sempre la sua vita…
È un romanzo al femminile, questo di Elena Čižova, vincitrice nel 2009 del Russian Booker Prize, il più importante premio letterario russo. E anche la società rappresentata è fondamentalmente di tipo matriarcale (gli uomini, a parte qualche eccezione, non fanno una bella figura, in questo libro). Una donna che si ritrova sola con un figlio non viene abbandonata a se stessa: a lei penserà il collettivo, assegnandole subito un alloggio, e il nido, l’asilo e la colonia per il figlio. Per fortuna Antonina può contare sull’aiuto di queste tre donne miracolosamente scampate alla Rivoluzione e alle Guerre mondiali, e pronte a offrire affetto e sostegno ad altre due donne di generazioni diverse. Un romanzo a più voci, dove a narrare sono una volta la mamma, una volta la figlia: il mondo fiabesco di Sjuzannočka talvolta assomiglia a quello immaginato da Antonina, che anela al sogno comunista, in cui gli scambi non saranno più regolati dal denaro, ma ci sarà abbondanza di tutto per tutti, e le macchine lavatrici risparmieranno tanta fatica alle donne, e staranno addirittura in casa! La bambina muta riacquisterà la parola (al lettore, però, non verrà mostrato, non siamo mica in un film americano!), ma quanti uomini in quegli anni avrebbero preferito nascere senza la capacità di parlare…

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