Il terzo spazio

Il terzo spazio

Cosa sta succedendo all’Europa? Viviamo apparentemente un’era sul punto di finire, con un continente intero che non sembra però pronto a raccogliere le sfide del futuro. Siamo oggi dilaniati da spinte contrastanti, con da una parte l’establishment europeo (i burocrati di Bruxelles, gli uomini dell’austerity, la famigerata Troika che viene evocata in maniera sinistra come lo spauracchio per eccellenza) e dall’altra i rinascenti nazionalismi reazionari, un male che sembrava debellato con la nascita dell’Unione Europea dopo la Seconda guerra mondiale. Ci troviamo insomma all’interno di una nuova epocale trasformazione: dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008 non c’è stato un giorno senza crisi, e la crisi economica ha portato a un terremoto politico. Come si può spiegare questo fiorire a livello mondiale dei populismi di destra in un contesto di generale impoverimento? Come mai la sinistra non è riuscita a intercettare il malcontento delle fasce più deboli della popolazione e viene sempre più percepita come la parte che fa gli interessi delle elite? Citando La tempesta di Shakespeare, “La miseria accoppia gli uomini con strani compagni di letto”, e così gli operai paradossalmente arrivano a votare il tycoon Donald Trump, o la Lega di Salvini, il Front National della Le Pen oppure Orban in Ungheria. Anni e anni di neoliberismo d’assalto, che affonda le sue radici nelle politiche economiche di Reagan in America e della Thatcher nel Regno Unito, ci hanno lasciati con le ossa rotte. I due maestri di deregulation, di tagli ai diritti dei lavoratori e di favori verso il capitalismo selvaggio sono stati i precursori delle politiche dei decenni successivi, sia dei governi di destra che di quelli di sinistra, in una sorta di asfissiante pensiero unico...

Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle finanze greco sotto il governo Tsipras, famoso per il suo outfit anticonformista, il piglio da duro e le idee contrarie ai diktat europei, ha fondato nel 2016 insieme al filosofo croato Srećko Horvat un progetto politico pan-europeo chiamato Diem25. L’obiettivo è quello di costituire un’internazionale socialista ed europeista che contrasti il populismo e il nazionalismo che sembrano imperanti. Il movimento è stato da subito supportato da figure come il fondatore di WikiLeaks Julian Assange, Noam Chomsky, il musicista Brian Eno e la sindaca di Barcellona Ada Colau. Un ruolo preponderante lo ha l’italiano Lorenzo Marsili, giovane attivista il cui nome è paradossalmente più noto all’estero che nel nostro Paese. Questo saggio edito da Laterza si propone di gettare le basi per una “Primavera Europea” a partire dalle prossime elezioni del 2019. Innanzitutto bisogna prendere coscienza che non viviamo solo una crisi economica e sociale, ma anche democratica e di rappresentanza, perché spesso votare sembra non avere alcun peso. Marsili e Varoufakis provano a immaginare un futuro di cui essere fieri e in cui la felicità sia un diritto, in modo da poter dire un giorno ai propri nipoti che nel momento più difficili erano dalla parte giusta, a fare il loro dovere. Il terzo spazio da costruire è dunque un sentiero alternativo sia alla Troika che alle ultradestre, ma in questo comunque esaustivo saggio sullo stato attuale dell’UE le soluzioni appaiono talvolta troppo criptiche e celate fra le righe dell’argomentazione, tanto che ci si potrebbe chiedere se il saggio più che essere un manifesto inclusivo non sia un pamphlet destinato a una ristrettissima cerchia di intellettuali.



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