Il tesoro del Bigatto

Il tesoro del Bigatto

Anno del Signore 1076. L’eremita Anselmo da Alberone dimora da diversi anni nell’impervia pietra di Bismantova, un luogo ostile in cui è difficile procurarsi il cibo, soprattutto in inverno quando la neve copre col suo manto anche le radici commestibili, e i piccoli animali preferiscono stare in letargo nella loro tana. Proprio l’inverno è il periodo ideale per il Diavolo di riprendere possesso del luogo che, secondo lui, gli appartiene, e che Anselmo gli ha sottratto per trasformarlo in luogo di preghiera. Tutti i suoi piani sembrano andare in malora, la testardaggine del sant’uomo è difficile da battere persino per il Signore dell’Inferno. Ma, si sa, il Diavolo trova sempre una via per agire, così quando Matilde di Canossa, marchesa di Toscana, si reca da Anselmo con la sua scorta per proporgli un’importante missione a nome di Papa Gregorio VII, si infila nell’avventura con tutte le scarpe, e la forma di un povero mendicante di nome Galaverna. Anselmo da Alberone è incaricato di partire alla volta di Aquileia per convincere il patriarca del feudo ad appoggiare il papa contro le mire espansionistiche dell’imperatore Enrico IV, con cui i rapporti sembrano essere in via di rottura. Per far ciò dovrà navigare le acque infide del Po con la chiatta Gogamagoga e una ciurma in cui compaiono nani e giganti, cuochi, guerrieri e perfino un giovane re di nome Vitige…

Scritto e pubblicato per la prima volta nel 1980 dall’editore Rusconi, Il tesoro del Bigatto è considerato, a ragione, uno dei primi e più illustri esempi di fantasy italiano moderno. Il suo autore, Giuseppe Pederiali, scomparso nel 2013, ha impostato il racconto come un tipico viaggio dell’eroe dando tuttavia al romanzo delle connotazioni storiche e ambientali ben precise: il periodo del basso Medioevo e la zona della bassa Padana. Si riconoscono fra le pagine tutti i paesi dell’Emilia, nel loro volto leggendario. Leggende popolari e vita contadina si compenetrano per creare un romanzo avvincente in cui alla missione storica si aggiunge la ricerca di una zucca gigante, capace da sola di sfamare migliaia di uomini. Custode della zucca, secondo le leggende, è il temibile Bigatto, un verme di dimensioni colossali che vive solo per proteggere il suo dolce segreto dall’avidità degli uomini. Fra pirati, fantasmi, nobildonne di pietra, orchi e tiri mancini del Diavolo, il viaggio di Anselmo arriverà a destinazione, in un finale aperto perché Il tesoro del Bigatto è solo il primo libro di una trilogia composta anche dai volumi Le città del Diluvio, che lo precede, e La Compagnia della Selva Bella, che lo segue. KappaLab ha il merito di aver ripubblicato in volume il libro dopo quasi un trentennio, perché nonostante sia un best seller da un milione di copie e diversi passi siano presenti nelle antologie per ragazzi, il suo peso nel panorama letterario italiano non rende merito alla ricerca dell’autore e all’importanza nel settore del fantasy con ambientazione italiana.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER