Il test del marshmallow

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Negli anni Sessanta, nella “stanza delle sorprese” all’interno della scuola materna Bing dell’Università di Stanford, iniziarono alcuni esperimenti finalizzati a osservare i tempi e i modi con cui alcuni bambini, in età prescolare, riuscivano ad autodisciplinarsi, fino a decidere di restare in attesa di due marshmallow, anziché mangiarne uno solo subito. Era nato “il test del marshmallow”. Chi preferiva non vedere il dolcetto durante il test, per allontanare da sé la tentazione materialmente; chi, invece, lo voleva sotto gli occhi per pregustare il sapore della sua vittoria; chi resisteva escogitando ogni tipo di distrazione, in modo da placare il conflitto interiore e lo stress vissuto; chi canticchiava, chi giocherellava con le dita delle mani, chi cercava di dormire... Era incredibile come quei bambini così piccoli riuscissero a dominare l’impazienza. Quelli che ci riuscivano, certo. Perché c’era anche chi non voleva saperne di aspettare, e si faceva dare subito un marshmallow. Questi bambini, cresciuti, diventati adulti e di nuovo contattati dall’università che li aveva sottoposti al test, sarebbero risultati meno dotati di autostima, più esposti allo stress e alle frustrazioni e con una massa corporea maggiore, rispetto ai loro compagni che, anni prima, erano riusciti a esercitare l’autocontrollo. La realtà, però, è varia e le personalità sfaccettate, perciò capita anche che alcuni bambini, pur partendo da una scarsa capacità di rinvio, vadano migliorando con gli anni; e che, al contrario, altri più inclini a differire la gratificazione durante l’infanzia, nel tempo vedano calare progressivamente il proprio livello di autocontrollo…

Anche se nella forma di saggio, quella raccontata ne Il test del marshmallow è la storia dell’autore, della sua innata scarsa tendenza all’autocontrollo e della scoperta della possibilità di apprendere strategie per raggiungerlo, alla quale ha dedicato tutta la propria vita di studioso. Walter Mischel (1930-2018), specializzato in teoria della personalità e psicologia sociale, ha insegnato in diversi atenei statunitensi, ricevendo, nel 2011, il prestigioso premio di Grawemeyer dall’Università di Luisville, per il suo contributo nella ricerca psicologica, nella fattispecie per i lavori sull’autocontrollo e la forza di volontà. Il test del marshmallow, da lui messo a punto, ha contribuito, infatti, insieme ad altri esperimenti condotti negli ultimi cinquant’anni, ad avviare una significativa ondata di ricerche sull’autocontrollo. Nel libro vengono ripercorsi tutti i suoi studi in materia, dai primi esperimenti, negli anni Sessanta, alle recenti applicazioni sugli adulti, sfiorando tematiche di ambito strettamente neurologico, come il funzionamento della corteccia prefrontale del cervello e i suoi sistemi freddo e caldo, il cui equilibrio conduce all’affrancamento dagli stimoli e al conseguente esercizio dell’autocontrollo. Scritto e tradotto in maniera accattivante e trattando una tematica vicina praticamente a tutti, il libro fornisce resoconti dettagliatissimi sugli esperimenti svolti dal Mischel nel corso della sua carriera. Elemento, questo, che ne fa uno strumento prezioso per gli specialisti. Ai non addetti ai lavori, dall’altra parte, pur attratti dalla materia e dall’idea di trovare risposte a tante domande, potrebbe risultare, invece, eccessivamente ripetitivo e carico di date e dati.

 


 

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