Il tormento e l’estasi

Il tormento e l’estasi
Il padre di Michelangelo è veramente stanco del figlio. Tra pochi minuti gli dirà che quest’idea di fare il pittore sarà veramente l’ultimo colpo di grazia alla prestigiosa (una volta!) famiglia Buonarroti. Quel ragazzo è un indeciso fannullone. Prima l’ha iscritto come apprendista all’Arte della Lana così che diventasse un mercante, fior di monete, mica una scuola di poco conto. Il ragazzo voleva ragionar da mercante più che da gentiluomo. E pazienza, mica tutti nascono con il cervello fino e poi, un giorno con un mestiere avrebbe fatto parte della Confederazione, aperto una bottega, conosciuta ricchezza e fama insomma. Del resto anche i Medici avevano iniziato così, e le botteghe erano state la fortuna di Firenze. Ogni padre si preoccupa per il destino dei propri figli, ma qui si esagera! Un lavoro manuale! Come mai era successo nella sua famiglia: pittore, poi! Proprio lui, il prediletto dei suoi cinque figli, che getta disonore su tutti. Michelangelo dal canto suo è triste e deluso. Il padre non lo lascia parlare, solo una cosa riesce a dire, ricorda al babbo che la sua famiglia ha un passato rispettabile come lo è il mestiere che svolgevano in città un tempo: quello degli usurai. Il risultato? Farlo solo infuriare di più. E giù botte con il bastone e con le mani, finché il genitore ha fiato. Michelangelo non scappa, quello è il suo sogno, lo sa che è il suo cammino. Deve fare qualcosa di grandioso per Firenze. Le busse finiscono, è il momento che attendeva. Il padre esausto urla che non gli darà un soldo per andare a far l’apprendista dal Ghirlandaio. Michelangelo prima ripete le parole che ha in testa, quasi sottovoce, poi le urla! Sarà il Ghirlandaio a pagare lui, non vuole nulla dalla famiglia. Dice che ha una buona mano nel disegno e lo vuole a servizio da lui. Il padre si ferma, il nome non porta più nulla di buono in questi tempi se non si hanno ricchezze, dice. E lui non ne ha per tutti ormai, e i figli son tanti. E così sia, un figlio in convento e l’altro pittore: hanno vinto loro. Con un triste cenno del capo, manda il figlio prediletto incontro al suo grandioso destino…
Irving Stone è uno scrittore statunitense che predilige le biografie e ama farne nascere romanzi imponenti: oltre a Il tormento e l’estasi, romanzo sulla vita di Michelangelo Buonarroti, ricordiamo anche Brama di vivere, ispirato alla vita di Vincent Van Gogh, o Le passioni della mente, ispirato alla vita di Sigmund  Freud. Stone ha uno stile votato al dettaglio, alle descrizioni dei particolari, un plot adatto a un lettore non frettoloso a cui piace entrare ed uscire dalla testa del protagonista del racconto più che lasciarsi stupire da effetti speciali e trame dense di suspence. Il tormento e l’estasi : mai titolo fu più azzeccato per riuscire a capire il personaggio di Michelangelo Buonarroti. Tutto è tormento ed estasi; il suo stesso genio, le sue opere, la sua più grande creazione: la Cappella Sistina, e il rapporto contrastato con la Chiesa e con il Papa Giulio II. Nella narrazione incontriamo un uomo ispirato da una grandezza che va oltre il suo tempo, un precursore come tutti i geni. L’autore di un’impresa titanica raccontato in un romanzo fiume che sa anch’esso d’impresa titanica: imperdibile.

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