Il traditore

Il traditore
Non si è messa al meglio per Gypo Nolan dopo quell’omicidio nella città di M., quando lui e Francis McPhillip - soprannominati i due gemelli del diavolo - hanno sparato al segretario della sezione locale del sindacato dei contadini. E ora sopravvivere come un fantasma in una Dublino anni venti bagnata di pioggia non è facile. Sbattuto fuori dall’organizzazione rivoluzionaria, perso qualsiasi vitalizio e privo di lavoro, a Gypo non resta che rubare qualche pasto alla casa dei poveri e sperare nella bontà d’animo di un’amica, magari disposta a pagare una birra, magari disposta a offrire un letto, e magari disposta anche ad entrarci, in quel letto. Eppure, proprio quando le speranze sembrano venir meno, ecco che Francis risbuca in città dopo un anno passato alla macchia tra le colline irlandesi, per tener lontana dalle sue tracce la polizia, desiderosa di sbattere in galera i colpevoli dell’omicidio. Francis è tornato a Dublino ansioso di rivedere la sua famiglia. Francis è tornato a Dublino perché sa di potersi fidare dell’amico Gypo, ma per lui gli anni della rivoluzione e della lotta sono ormai solo uno sbiadito ricordo. Per Gypo ora le cose sono diverse, si è accorto che gli ideali non servono a riempire lo stomaco, mentre la testa di Francis - fatta una soffiata alla polizia - porta dritte in tasca venti sterline da spendere in alcol, tabacco, fish and chips e puttane…
Pubblicato per la prima volta nel 1925, Il traditore è il secondo romanzo nato dalla penna di Liam O'Flaherty, considerato uno dei maggiori esponenti del Rinascimento irlandese. Il testo ha trovato negli anni un certo favore di critica e di pubblico, tanto da essere stato oggetto di ben tre differenti versioni cinematografiche - la più celebre risale agli anni trenta e vede alla regia John Ford che con questa pellicola vinse l’Oscar, mentre l’intero film si aggiudicò ben 4 statuette che comprendono: miglior attore, sceneggiatura e colonna sonora. Il libro ha un incedere lento e riflessivo con uno stile dal sapore rinascimentale che si apre spesso a digressioni sulla natura, sullo stato dei ceti meno abbienti nell’Irlanda dei primi ‘900 e vere e proprie incursioni nell’animo disperato di Gypo Nolan, un protagonista folle e irrequieto che, una volta macchiatosi di tradimento, percorrerà tutte le tappe lungo la via della dannazione, sino a trovare la morte. Idealmente e stilisticamente molto lontano dall’immaginario di quei ribelli irlandesi che abbiamo conosciuto grazie alla penna di Behan Brendan o dell’americano James P. Donleavy, Il traditore rappresenta comunque una buona lettura, che paga forse il peso dell’età e di uno stile non troppo fresco.

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