Il tramezzino

Un clown, struccato lavato e cambiato, dopo lo spettacolo, siede a un tavolino di un bar e mangia un tramezzino, accompagnato da un bicchiere di whisky. Abiti civili, ore notturne, cena dove capita, dove lo porta il suo lavoro girovago. Gli spettatori escono, non lo notano struccato: lui è scomparso, fuori dalla scena, fuori dal pesante trucco e la finzione del palco. Il clown dopo lo spettacolo. Di lui scrive “lo scrittore”, o almeno questo è il titolo scelto per il suo lavoro, che un editore produttore vorrebbe tramutare in un romanzo di successo e un film. Però, insiste il produttore, lo scrittore deve lavorare affinché leggendo le pagine si senta il sapore del tramezzino, proprio quello, al tavolino di un bar. Lo scrittore zampetta e bighelloneggia e spazia tra memorie di manga e gioventù, incursioni da Melville e quel tramezzino tutto da scoprire. Eppure il clown è apatico, al tavolino, dunque come fa ad apprezzare il sapore del tramezzino, l’ennesimo riscaldato e consumato a un bar sconosciuto?

Breve romanzo, sviluppatosi in alcune sue parti a seguito di collaborazioni dell’autore Luigi Siviero in occasione di aperitivi letterari, riunioni degli Scrittori anonimi e con il gruppo teatrale Ahablues – un capitolo del libro è ispirato a una serata di prove teatrali per uno spettacolo che non ha mai avuto luogo, liberamente tratto dal Moby Dick – Il tramezzino è un testo di qualche suggestione, qualche spunto da sviluppare ma anonimi personaggi nascosti dietro funzioni (clown, scrittore, produttore). Un piccolo lavoro in itinere di tessitura narrativa, ritagli e aggiustamenti e giustapposizioni, effettuato però su basi abbastanza scarne, e la cui anonimia ben si attaglia all’apatico clown di cornice alla storia.

 


 

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