Il treno degli dei

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Nella foresta di Rudewood si raduna un gruppo di fuggiaschi che hanno lasciato New Crobuzon e la Rappresentanza per seguire il rabbioso Cutter, che afferma di aver ricevuto una “chiamata” telepatica dal rivoluzionario “eretico” che tutti loro hanno scelto come leader, Judah. C’è chi lo stima per l’aura di mistero che lo avvolge, chi per la sua scarsa loquacità, chi perché lo considera una sorta di sciamano, chi vuole seguirlo non perché è lui, ma per le cose che sta cercando, “per ciò che accadrà dopo”, “non perché è partito, ma a causa del luogo verso cui è diretto, e del motivo che lo ha spinto a farlo”. Quel manipolo disperato di uomini, donne e un vodyanoi (una sorta di uomo-rana) dovrà affrontare un viaggio lungo e pericoloso basandosi solo sulla fiducia in Cutter. Il pericolo comunque è già a Rudewood: due soldati della Milizia fanno irruzione nella radura dove i fuggiaschi si sono radunati e aprono il fuoco. Drey, un fedelissimo di Cutter, rimane ferito. I miliziani cadono sotto le frecce di un uomo hotchi, a cavallo di un uccello gigante. Gli hotchi vivono nella foresta di Rudewood da millenni e odano la Milizia, quindi sono in un certo senso alleati della Rappresentanza. Affermano di aver visto circa una settimana prima l’uomo che Cutter e i suoi cercano, a cavalcioni di un gigante di creta, dirigersi verso sud in seguito da miliziani su cavalli Rifatti, con innesti meccanici o biologici. Il gruppo dei sei fuggiaschi prosegue la marcia con rinnovata energia, ma il mattino successivo appare chiaro che la ferita di Drey è infetta…

Terzo monumentale romanzo del Ciclo di Bas-Lag, Il treno degli dei si è aggiudicato i premi Clarke e Locus nel 2005. La storia – che pure non è avara di sequenze action e a tratti ha persino un sapore quasi western – è imperniata sulla vita politica di New Crobuzon, la incredibile megalopoli immaginata da China Miéville e teatro del primo capitolo della saga, Perdido Street Station. L’autore, come si sa, è molto affascinato dal marxismo e dall’anarchismo, e ha voluto dare vita – almeno sulla carta – a una comunità utopica socialista come ce ne furono nell’Ottocento. La particolarità è che, oltre ad essere frequentata da mutanti e Rifatti, questa comunità è itinerante, anzi per l’esattezza è ubicata a bordo di un treno. Ferro, vapore, carbone, socialismo, innesti biomeccanici: riuscite ad immaginare qualcosa di più genuinamente steampunk? Miéville flirta con l’estetica ma non perde di vista la sostanza, sia chiaro: gli interessa segnare la distanza tra prassi rivoluzionaria e leggenda, tra mito e storia. E il fato finale del treno dei rivoluzionari – che potrebbe essere letto come una rinuncia, la certificazione di una impossibilità strutturale – è invece una soluzione narrativa brillante, decreta l’immanenza della rivoluzione, la “embedda” per così dire alla quotidianità di New Crobuzon, cambiando la città per sempre. Ambizioso tentativo di descrivere non solo ciò che è scientificamente impossibile – come da canone fantascientifico – ma anche ciò che è politicamente impossibile, Il treno degli dei è un romanzo tanto originale ed atipico da risultare a tratti un po’ troppo cerebrale, ma comunque pieno di idee e personaggi indimenticabili.



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