Il trillo del diavolo

Il trillo del diavolo
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Nel 1591, in uno sperduto angolo del Sud America (in quella terra che poi sarà l’Argentina), don Juan Ramírez de Velasco, Alfiere Generale del Governo della Provincia, dopo aver consultato alcune mappe e chiesto consiglio ai topografi presenti, dall’alto del suo cavallo indica un luogo ai piedi di una montagna azzurra: è lì che desidera fondare la città di Rioja. Sarà, a suo dire, una città opulenta, in cui confluiranno ricchezze di ogni sorta; individua quale sarà la Plaza Major della futura città, issa il vessillo della Spagna. Peccato che tutte le sue previsioni siano totalmente errate. La città sorge su un territorio povero, lontano da qualunque fiume, destinata dunque alla povertà… Ed è in quella terra così poco clemente che secoli dopo nasce Triclinio, un bambino prima e poi un uomo, con la testa “piena di suoni”, con un dono naturale: saper suonare magnificamente il violino. Il giovane sembra terribilmente goffo in tutto ciò che non sia la musica ed è sempre più difficile per lui trovare un posto nella società argentina dilaniata dalla dittatura e dalla miseria. A Buenos Aires esiste una cittadella a forma di violino, Villa Violίn, un’oasi di libertà e di musica, in cui abitano in baracche di latta i violinisti dichiarati sovversivi dalla dittatura; hanno dita contorte per effetto dell’acqua gelida con cui ogni giorno gli idranti della polizia antisommossa li “innaffia”, ma hanno il cuore ricco di speranze e di ideali: è lì che per un periodo vivrà Triclino…

Daniel Moyano è uno scrittore argentino molto poco noto in Italia. Ha dovuto sopportare nella sua vita le vessazioni della dittatura argentina che l’ha poi costretto all’esilio in Spagna nel 1976 dove poi si è spento nel 1996. Il trillo del diavolo è una raccolta di racconti – uno molto più lungo e altri sei più brevi in appendice – già pubblicati nel 1994 da Giunti e ora riproposti da Nottetempo con una nuova traduzione. Moyano è stato annoverato tra quegli scrittori sudamericani in cui il “realismo magico” è il minimo comune denominatore: eppure lui stesso si ispira – lo si legge in alcune interviste – più a Kafka e a Pavese che agli scrittori geograficamente più vicini. Il trillo del diavolo, il cui titolo prende spunto dalla celebre composizione per violino e basso di Giuseppe Tartini, è un racconto apparentemente molto semplice che invece contiene una complessità intrinseca. In controluce ci sono i temi cari a Moyano: lo sradicamento, la repressione, la violenza gratuita che strappa ogni speranza, la bellezza della musica che è salvifica. Lo scrittore argentino dissemina la narrazione di spunti ironici, leggeri, grotteschi e spesso fa uso di elementi favolistici per diluire tutta la crudeltà del mondo che circonda i protagonisti delle sue storie. C’è salvezza, c’è speranza, c’è bellezza al mondo: nonostante tutto.



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