Il trono senza re

Il trono senza re

Ex Britannia romana, anno del Signore 911. L’inghilterra non esiste ancora, ma è composta da tanti piccoli regni: il Wessex, la Mercia, l’Anglia orientale e la Northumbria. Uhtred il giovane, dopo aver fermato assieme ai suoi compagni l’ennesima incursione norvegese, riceve l’ordine da parte di Lady Æthelflaed (moglie di Æthelred, signore di Mercia) di portare il condottiero norvegese Haki come prigioniero a sud. Lì, nella città di Gleawecestre, dovrà essere giustiziato con un’impiccagione esemplare. Uhtred non sa ancora quali sorprese lo attenderanno a sud: prima fra tutte l’imminente morte di Æthelred, che scatena anzitempo non poche rivalità fra le varie parti politiche. Con le costanti minacce norvegesi e danesi serve un sovrano forte e il potente clero ha già in mente un successore, crudele e con pochi scrupoli. Ma di certo Uhtred non si aspetta di trovare a Gleawecestre suo padre, Uhtred di Bebbamburg, conosciuto per le sue doti di combattente e condottiero, e creduto dai più – suo figlio compreso – morto in battaglia. Da sempre fedele alla Mercia, Uhtred appoggia sin da subito la candidatura al trono di Lady Æthelflaed, in quanto moglie del re morente e legittima erede. Ma convincere l’intero consiglio, il witan, ad affidare i destini della Mercia ad una donna non sarà impresa facile...

Ottavo romanzo del ciclo dedicato ai sovrani Sassoni, Il trono senza re è un perfetto mix tra la ricostruzione storica degli eventi immediatamente precedenti alla nascita della moderna Inghilterra e la finzione narrativa. Æthelflaed prese realmente il posto del marito e governò la Mercia, anche se non diventò mai regina; re Hywel è davvero esistito, conosciuto ai più come Hywel il Buono, così come le spade – ognuna con un nome proprio – ricercate e desiderate a tal punto da indurre alcuni fabbri del IX e X secolo a falsificarle. Da alcuni elementi veri e storicamente dimostrati Bernard Cornwell parte per tessere la trama – ben articolata e ricca di sottotrame - di una storia avvincente, ricca di colpi di scena e dal ritmo mai fiacco. E così, tra scorrerie di danesi e norvegesi, battaglie cruente e intrighi di palazzo per dare un successore al trono di Mercia, ritroviamo l’indomabile Uhtred, guerriero sassone di nascita ma danese di educazione e sentimenti, che combatte le popolazioni del nord perché da sempre fedele al cristiano re Alfredo. Dal carattere burbero e profondamente ostile ad un clero corrotto e senza scrupoli, Uhtred appare qui invecchiato e ferito. Eppure continua ad incutere terrore ai suoi nemici, a suscitare ammirazione in suo figlio e a destare ancora l’interesse di qualche giovane fanciulla. Uhtred è un eore sui generis, che rimane sin da subito simpatico al lettore: astuto e violento, ma capace di slanci incredibili di generosità; ama profondamente i suoi due figli, anche se si dimostra impacciato quando deve dimostrare i propri sentimenti (soprattutto nei confronti della figlia); è un uomo giusto e fedele alla parola data. E ciò che piace di più di questo romanzo, al di là dello stile e del plot, è proprio la caratterizzazione dei personaggi che appaiono come persone reali. Attendiamo con curiosità il sequel (sono già due i romanzi pubblicati presso Harper Collins e non ancora tradotti in Italia) di una serie così avvincente da essere stata anche adattata dalla BBC nell’ottobre del 2015.



 

 

 

 
 
 
 

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