Il Vangelo secondo Biff

Il Vangelo secondo Biff
L'angelo Raziel sta facendo ordine nell'armadio (aureole e raggi di luna da una parte, ira e foderi dei lampi dall'altra) quando l'arcangelo Stephan piomba su di lui e gli dice che c'è una missione da compiere: risvegliare Biff e fargli scrivere un nuovo vangelo. Raziel è un po' contrariato ma parte lo stesso, con sé porta solo il dono delle lingue e qualche miracolo minore. «Niente armi, non si tratta di una faccenda di collera» come gli dice il suo superiore. Poco dopo l'angelo si trova in piedi su una collinetta poco fuori Gerusalemme, qualche parola, un piccolo tornado di polvere ed ecco che Biff riappare vivo e vegeto appena risuscitato dai morti. Non c'è molto tempo però per vedere com'è cambiato il mondo negli ultimi duemila anni. Raziel porta immediatamente Biff dentro una stanza d'albergo e, mentre lui si guarda la televisione, gli ordina di scrivere subito la sua versione dei fatti. È così che Biff, amico d'infanzia di Gesù, inizia a raccontare della prima volta che vide il suo piccolo amico, non aveva ancora la barba, seduto vicino ad un pozzo accanto a suo fratello e con una lucertola morta in bocca. Il gioco era semplice, sempre uguale: il fratellino uccideva la bestiola e Gesù la riportava in vita...
L'incipit de Il Vangelo secondo Biff (prologo a parte) è di quelli memorabili: «Voi pensate di sapere come va a finire questa storia, ma sbagliate. Fidatevi, io c'ero. E lo so. La prima volta che vidi l'uomo che avrebbe salvato il mondo, lui era seduto vicino al pozzo centrale di Nazaret con una lucertola che gli penzolava dalla bocca. Si vedevano solo l'estremità della coda e le zampe posteriori; l'altra metà l'aveva già inghiottita». I quattro vangeli accolti nella Bibbia, a parte qualche piccolissimo accenno, sono molto stringati riguardo l'infanzia di Gesù. Christopher Moore prova a colmare la lacuna facendo raccontare come sono andate le cose niente meno che al miglior amico d'infanzia di Gesù. Biff, come il suo modo di narrare, è cinico, ironico, realistico, impertinente (quasi un Bukowski di Nazaret) ma anche sincero, affezionato e leale: chi difendeva Gesù quando i soliti bulletti cercavano di picchiarlo? Il libro alterna il vero e proprio Vangelo, nel quale Biff racconta in prima persona le sue avventure con il piccolo Gesù, a le parti ambientate ai giorni nostri dove Raziel, che è sempre più preso dalle soap opera della televisione cerca di far scrivere Biff e di impedirgli di venire a conoscenza di quello che gli altri evangelisti hanno già scritto sul suo amico. Il mondo costruito da Moore, frutto di ricerche storico-sociali su quel periodo (come spiega l'autore stesso nella post-fazione), è divertente, irriverente, pieno di spassose trovate geniali. Impossibile non sorridere davanti ad una Maddalena, detta Maddi, descritta come una femme fatale, bona ma che sa mettere al loro posto tutti i ragazzini suoi coetanei. Oppure di fronte alla mamma di Gesù, la sempre candida Maria, che viene vista dagli altri abitanti della città come una pazza che va in giro a dire che suo figlio è il Salvatore. Il Vangelo secondo Biff è un romanzo di formazione, la storia di un bambino che cresce tra avventure e disavventure degne di Tom Sawyer e Huckleberry Finn ma («diamo a Cesare quel che è di Cesare», disse qualcuno) rischia, in 553 pagine di racconto, di calcare un po' troppo la mano sui toni della parodia, della goliardia, del grottesco.

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