Il Vangelo secondo il ragazzo

Il Vangelo secondo il ragazzo

Un figlio è accanto al padre sul letto di morte: ed è solo allora, ai confini della vita, che il vecchio uomo sente sia arrivato il momento di raccontare la verità. Lui ha conosciuto il nazareno e l’ha seguito, quand’era solo un ragazzo; quando con il padre si trasferirono ai cantieri dello zio Gionata, a Cafàrnao: il nazareno cominciava allora a predicare e a farsi proseliti. Per la prima volta, lo sentì parlare un sabato alla sinagoga, quando “la sapienza del suo dire” tolse “le parole ai maestri”: e fu testimone della sua liberazione d’un indemoniato, della sua predicazione sulle acque, e fuggì persino da suo padre per seguirlo. Fino a ritrovarsi testimone del suo calvario. Perché quella storia riguardava e riguarda ogni uomo…

“Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo…”. A partire da questo passo del Vangelo di Marco, Roberto Contu scuce e rimbastisce, con la dovuta cura, il testo sacro, riproponendolo dal punto di vista d’un ragazzo che nella giovinezza, in quell’istmo di terra fragile e sottile che unisce infanzia e maturità, si trova a essere testimone dell’incomprensibile, e a restarne illogicamente affascinato e razionalmente recalcitrante. Quella vicenda che cambiò il mondo andò a intaccare in primis la sua di esistenza, mutandola per sempre. Essa, in punto di morte, si fa urgente testamento da consegnare al figlio: si fa testimonianza di libertà. Perché diviene la storia di due persone comuni – e non di martiri –, di un uomo e una donna, d’un amore quotidiano. È infatti nelle “vigilie”, nelle veglie del figlio accanto al padre – che fanno da pendant alla narrazione principale –, che l’autore liberamente ci consegna, con una penna decisa, la sua “rilettura”. E, oltre l’incomprensibile, resta l’amore: il Cristo.



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