Il veleno dell’oleandro

Il veleno dell’oleandro
Anime affini e inseparabili, Anna e Bede avevano giurato di morire insieme per poter abbandonare il loro tetro passato e condividere l’eternità. Ed è proprio così che finisce la loro storia: con il doppio corteo funerario che si stende per tutta Pedrara, paesino nascosto nella ricca vegetazione dei Monti Iblei. Era iniziata anni prima, di fronte al Console Carpinteri che, indispettito dalla rivelazione del loro amore, li aveva definiti con parole di estrema durezza: “Tu si’ nuddu ammiscatu cu nenti”. Il Nulla e il Niente erano Donna Anna Belmonte, la cognata del Console presa in moglie per convenienza, e Bede Lo Mondo, il giovane e bellissimo pupillo ed ex-amante del Console. Una coppia che da tempo condivideva corpo e anima, come fossero una cosa sola. Una coppia ricca di segreti, nascosti non solo nella villa dei Carpinteri ma anche nelle cave adiacenti, celate dalle macchie di oleandro rosso. Durante la settimana precedente al funerale, con Donna Anna costretta a letto da una inesorabile demenza senile, il tesoro di famiglia era ormai alla portata dei tre nipoti che avevano raggiunto Villa Carpinteri per vegliare la zia morente. Le “pietruzze”, i gioielli della Nonna Mara, sono il loro sogno, ma oltre alle ricchezze cercano risposte alle loro domande. Scavano, frugano e inseguono, sorvegliati da un ambiguo e seducente Bede, custode della proprietà oltre che dei segreti di Pedrara. Ma una grande minaccia si prospetta all’orizzonte e le loro ricerche danno fastidio a qualcuno. Un qualcuno che non ci pensa due volte a rendere esplicite le minacce. D’altra parte “Nessuno deve vivere a lungo a Pedrara, perché il veleno degli oleandri è tossico”…
Simonetta Agnello Hornby, autrice di origine palermitana ma inglese di adozione, ci regala una nuova emozionante storia italiana. Questa volta, simbolo del Belpaese è proprio l’oleandro selvatico, notoriamente tossico. Qualche racconto popolare lo vuole addirittura protagonista della lotta contro Napoleone, che ignaro della sua velenosità, fece usare i suoi rami come spiedini per cuocere la carne, intossicando i suoi uomini e perdendo una battaglia. E come l’oleandro racchiude in sé bellezza e pericolo in un turbine di colori e odori, questo libro custodisce molteplici sensazioni contrastanti amalgamate e sapientemente dosate come in una ricetta d’altri tempi: amore e morte, tormento e passione, potere e debolezza. I protagonisti sono molti, ma le voci narranti sono essenzialmente due. Non Bede e Anna, come ci si aspetterebbe dalla loro intensa storia d’amore, ma Bede e la nipote di Anna, Mara. Per la prima volta l’autrice affida ad un uomo la voce principale: passato e presente rendono l’ambiguo Bede protagonista indiscusso del romanzo oltre che vero custode dei segreti della Villa. Li scopriamo grazie alle sue parole e ai suoi racconti, che iniziano dal presente e proseguono, pagina dopo pagina, con una serie di flashback. Mara, la seconda voce narrante, è invece un contrappeso. Se da una parte è necessaria per bilanciare la figura di Bede, dall’altra contribuisce a tratteggiare le principali caratteristiche dei tre nipoti. Con semplicità e delicatezza, la Agnello Hornby ci fa da cicerone in questo viaggio entusiasmante, dove sapori, odori e paesaggi fanno da sfondo ad un intricato giallo e dove le passioni più sfrenate si mescolano alle storie di una Sicilia nascosta.

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