Il venditore di metafore

Il venditore di metafore
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Sardegna, Barbagia. Solo al mondo e oppresso dal giogo di una vita grama, dopo essere sopravvissuto alla carestia che si è abbattuta su Thilipirches, suo paese natio, Agapitu Vasoleddu decide di assecondare il suo talento: la capacità di inventare racconti. Abbandona dunque la sua casa e con un carro si sposta di paese in paese per narrare le sue storie. Sotto il nome di Mataforu racconta del becchino impazzito Libio Bigacciu, di Juvanna Gravegliu e dell’enorme topo bianco con le ali, del pastore gobbo e strabico, del nano triste, morto impiccato, di Peppa Bascioccu e del marito impotente, del bambino rifiutato dalla Morte, di Soliana e dell’eremita vittima delle malelingue, del carabiniere che muore per inseguire le sirene, del guaritore dal cuore spezzato, dell’inventore Alboino e della sua “macchina cancellapeccati”, di Pippineddu Gaglione, “il ragazzone mai cresciuto”, di Tzuella Lachisa, la “portadisgrazie”. Raccontare le sue storie lo fa sentire felice e appagato. Ma con il passare del tempo, la solitudine inizia ad attanagliarlo. Agapitu-Mataforu si rende conto che la sua vita si è come fermata, imbrigliata nelle “metafore” che lui favoleggia, e che l’unico modo per riprendere a sentirsi vivo è amare ed essere amato…

Panciuto e fertile come il ventre di una matrioska dallo sguardo ammaliante e il sorriso che rassicura, Il venditore di metafore è una storia che vive in tante storie che si incontrano, si accolgono, si intrecciano e si respirano. Tutte accomunate da una solida radice che ha le fattezze della terra sarda, dei suoi colori, della sua natura e delle sue credenze, queste storie si lasciano esplorare donando un piacere pieno e appagante. Le vicende, che sanno di cuore, che si muovono senza remore e con vivezza incontenibile, genuine, intrise di una crudezza quasi palpabile, ataviche, a tratti grottesche e sospese tra il sogno e la realtà, seducenti, toccanti e appassionate, sono tessute da una scrittura che si lascia amare perché ben conosce l’arte del partorire il bello, il buono, il godibile, l’attraente, l’irrinunciabile. Allora percorrere le fertili vie che si snodano nella pancia di queste storie si rivela un’esperienza che toglie i confini all’orizzonte, come accade agli esploratori del mare quando indagano i fondali marini e si lasciano abbracciare dall’immensità che li accoglie, un maestoso infinito che chiede di essere perlustrato perdendosi in esso.



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