Il vero controllore del popolo

Il vero controllore del popolo
Pavel Dobrynin, uomo onesto e poco amato nell’ambiente del kolchoz, torna a casa dopo una giornata di lavoro. Nelle sue orecchie i latrati dei cani e il rumore della legna spaccata. Sua moglie lo accoglie con compostezza ma è felice di vederlo. Questa potrebbe essere una giornata come le altre ma non lo è. A Pavel è stato conferito un incarico di grande responsabilità: è stato scelto come controllore per il tutto il Paese dei Soviet. La moglie è incredula ma la lettera parla chiaro. E non si tratta di una delle tante manovre per togliere di mezzo una figura scomoda, si tratta di un vero e proprio onore! E questo onore si è posato proprio sulle sue spalle…
Nella vasta produzione di Andrei Kurkov capita spesso di imbattersi in situazioni surreali e oniriche debitrici di Gogol’ e Bulgakov, maestri nello stravolgimento della realtà con guizzi fantastici e talvolta luciferini. Ne Il vero controllore del popolo la componente surreale viene elevata all’ennesima potenza, con l’autore che non si fa scrupolo di inserire nel vasto patchwork narrativo un angelo alla ricerca di un buon sovietico da portare in paradiso e un pappagallo ammaestrato che declama poesie socialiste, di raccontare la parabola di Dobrynin controllore dell’intero paese dei Soviet senza sapere minimamente da dove cominciare e di farci conoscere Banov,  direttore di una scuola cui è stato affidato il compito di instillare l’ottimismo di regime nei suoi studenti. Le vicende narrate non possono non far sorridere anche il lettore più arcigno, ma scavando dietro la patina grottesca si intravede la lucida satira nei confronti del sistema sovietico, ordita con beffarda ironia dall’autore, il quale con le armi dell’iperbole e del paradosso fornisce anche una chiave di lettura morale all’intera opera. Divertente: ma non solo.

Leggi l'intervista a Andrei Kurkov

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