Il viaggiatore

Il viaggiatore
Un’estate remo per un lord. Un’estate molto calda, forse l’estate più calda che abbiamo avuto. La barca è dipinta di verde e fa acqua dappertutto. È una barca per cinque persone… È una giornata mite e il sole splende sulla pianura. È domenica, tra poco suoneranno le campane. Fra i campi di segale due bambini hanno scoperto un nuovo sentiero e nei tre villaggi della piana luccicano i vetri delle finestre… Le grandi tragedie sono già tutte accadute da molto tempo. Possiamo leggerle nei libri o vederle a teatro. Ai nostri giorni accadono soltanto tragedie minori, del tipo di gente che mette al mondo figli senza avere i mezzi per sposarsi o di un postino sposato che al terzo giro di consegna su delle scale appena lavate si innamora di una signora, ma non riesce mai a mettere da parte i soldi per comprarle un cappello perché ha un figlio nato fuori dal matrimonio da mantenere…
Più che un’antologia sembra una pinacoteca. Una raccolta di quadri, di dipinti, di immagini. Un grande album di fotografie che tra una pagina e l’altra trattiene insieme alla polvere anche tutta la vita che c’è, quella di tutte le persone immortalate, posa dopo posa, sorriso, dolce o amaro che sia, dopo sorriso. L’intera gamma dei sentimenti umani è raccontata da Stig Dagerman con mirabile precisione e incantevole intensità: inoltre, c’è una costante. Ovvero il disincanto, la disillusione, il senso della perdita, della sconfitta, la consapevolezza che quel momento in cui il velo d’impossibilità sembra squarciarsi in realtà è solo un ingannevole miraggio, un’oasi che si vede nel deserto ma a cui non ci si può avvicinare in alcun modo. L’ingiustizia della vita si manifesta inaspettata, si riflette nella quotidianità. Eppure non sono racconti tristi, perché infusi di una grazia lirica tutta speciale.

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