Il viaggiatore del secolo

Il viaggiatore del secolo
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

A Wandernburgo, nel periodo della Restaurazione dopo la sconfitta di Bonaparte, in una fredda serata invernale arriva il giovane viaggiatore Hans. Con sé ha un baule pesantissimo, pieno di libri e riviste. Fa il traduttore e viaggia. Quella non è la meta del suo viaggio, in realtà è di passaggio per giungere alla vera destinazione, ma la stanchezza e il freddo, o forse il destino lo portano lì nella città che non ha mai avuto un’ubicazione esatta sulla carta geografica, pressappoco tra Sassonia e Prussia e le cui strade sembrano cambiare in continuazione, fino a farti perdere. Hans vive nella locanda della famiglia Zeit, composta dal signor Zeit che “sapeva di stoffa ammuffita”, la moglie nerboruta e sempre ai fornelli, la figlia adolescente Lisa dolce e ubbidiente ma all’occorrenza scaltra e determinata e il figlioletto Thomas con il suo continuo petare. Ha una stanza angusta e buia, dove vivere in sintonia amorosa e intellettuale con Sophie, la turbolenta e intelligente figlia del signor Gottlieb. Intanto nel salotto di casa Gottlieb, un salotto letterario voluto da Sophie, promessa sposa del nobile Rudi, si parla di letteratura, di filosofia, di politica e di economia. Poi c’è la caverna in cui vive con il suo cane Franz un vecchio suonatore di organetto, che Hans ha incontrato nella piazza della città e con il quale instaura un rapporto di confidenza. Per Hans il suonatore d’organetto è la voce della saggezza e per lui prova tenerezza e rispetto. Hans costruisce legami e relazioni forti, intense, è appassionato e desideroso di trovare il luogo dell’unità, della comunione, della condivisione interiore. La sua relazione amorosa con Sophie, che ha una dirompente carica erotica, si alimenta di parole, è intessuta di versi, di pensieri, di lingue diverse che possono dire le stesse cose, esprimere la stessa portata emozionale. A nessuno è mai riuscito di andare via da quella città, ma forse non sarà così per Hans…

Andrés Neuman è argentino, ma vive a Granada dove è professore universitario di Letteratura latinoamericana, laureato in filologia e specializzato in Letteratura spagnola. Questo è il suo quarto romanzo, uscito nel 1999 e pubblicato per la prima volta in Italia da Ponte alle Grazie nel 2010 e ora ripubblicato da Einaudi: è stato definito dalla stampa statunitense come uno dei migliori libri del 2012, anno della pubblicazione americana. L’impronta del filologo amante della letteratura è fortissima in tutto il testo. Il protagonista è un traduttore, come l’autore, e in primo piano c’è il discorso sulla letteratura, sulla poesia e sul ruolo delle parole, ma soprattutto l’idea che il linguaggio dei sentimenti superi la distinzione tra le lingue. La storia è molto lenta e un poco noiosa all’inizio, proprio come la immaginaria città di Wandernburgo in cui “A parte la noia tutto trascorreva con la massima placidità”. Le descrizioni di dilungano, colme di dettagli, e dilatano il tempo del racconto che risulta esiguo di avvenimenti. Si rimane chiusi ossessivamente negli stessi ambienti, dove avvengono le stesse cose, si incontrano gli stessi personaggi, si sentono le stesse discussioni. Succedono tante cose, piccoli fiumi lenti e paralleli: la vita nella locanda, negli ambienti della città, a casa Gottlieb, nella caverna del suonatore di organetto, nel confessionale del parroco, nella taverna, i delitti del losco figuro che violenta le donne nei vicoli della cittadina, ma la sensazione è quella di non muoversi, di essere bloccati, ingessati, di un “muoversi senza muoversi”. Le divagazioni storico, filosofiche e letterarie richiedono un supplemento di pazienza, anche se risultano molto interessanti. La lingua è netta, controllata, costruita, padroneggiata alla perfezione, a volte forse un poco artificiosa, dove si sente il forte influsso delle competenze linguistiche dell’autore, capace di riprodurre con le parole il vento che spazza le vie di una città non usando un solo punto per molte pagine o di tirare fuori dal vocabolario parole come “adusto”. Un libro denso e che richiede mente sgombra e una forte abilità di concentrazione, ma che alla fine ti lascia sazio e soddisfatto se sei un lettore che vuole sentirsi impegnato quando affronta una storia.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER