Il viaggio capovolto

Il viaggio capovolto
Che cosa ci spinge a partire? Cosa scatta nel nostro animo per far sì che il viaggio diventi una necessità vitale e non un mero svago da turista? Valentina viaggia in lungo e in largo per il mondo. Ma solo uno è il suo punto di ritorno, la sua costante. E non è l’Italia – la terra in cui ha trascorso la sua adolescenza (è nata in Sudafrica) – ma è l’Africa orientale, la sua Africa, dalla quale non sa separarsi, che la richiama sempre nel suo grembo quasi materno. C’è una enorme differenza culturale tra gli italiani e gli africani, differenza che Valentina individua nell’attesa. Per gli africani l’attesa non è un segno di immobilità, di inerzia; il tempo in quelle terre è dilatato, sospeso, non ci sono le scadenze che ci mettono ansia, non c’è la frenesia della nostra vita quotidiana. Gli africani sanno attendere con pazienza tutto ciò che la vita potrà offrire loro in maniera quasi ostinata. Assieme alle sue due bambine, Valentina torna in Kenya da suo marito. È la prima volta che le sue figlie vedranno l’Africa, la prima volta che si troveranno immerse in un mondo molto diverso da quello in cui sono cresciute. Eppure tutto le renderà più curiose, più ricche di interessi. La diversità è esattamente questo: ci permette di crescere, ci permette di condividere esperienze distanti…
Un viaggio per le strade del Kenya, uno splendido on the road tra Zanzibar e Nairobi, in cui tutto profuma di spezie, in cui i colori sono più vividi, durante il quale si può imparare tantissimo. Così come tanto si può imparare dalla descrizione della vita quotidiana nella capitale keniota. Valentina Acava Mmaka e suo marito Peter si occupano di volontariato, vivono a stretto contatto con la parte più povera della popolazione: un popolo fiero, accogliente. Il Kenya non è solo quello delle spiagge da cartolina in cui i beach boys sono a completa disposizione dei turisti occidentali: è tanto altro. È fatto di storie, di strade assolate, di baraccopoli… e di gente che ha voglia di non arrendersi. Ci sono uomini e donne che studiano, si impegnano per difendere i loro diritti, per acquistarne ulteriori, per migliorare le condizioni di vita del loro popolo. Ci sono uomini e donne che si occupano di letteratura, che scrivono poesie struggenti, che sognano con gli occhi rivolti al cielo. Il Kenya è lì, ci aspetta. Ma non guardiamolo solo come semplici turisti. Troviamo la voglia di far parte della vita quotidiana dei kenioti e torneremo a casa più ricchi, diversi. E forse, in certe sere, riusciremo anche noi a soffrire il “mal d’Africa”.

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