Il vizio del male

Il vizio del male
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All’odore di letame e sudore che si respira quando si va a far visita al vecchio Cosmo Calici, Liam Mulligan non si è mai abituato, nonostante vada a trovare l’uomo una volta al mese. Così come non si è mai abituato a vedere quei 12 ettari di bosco trasformati in un’enorme palude per maiali. La Scalici Recycling è un’attività da tre milioni di dollari l’anno che raccoglie i rifiuti organici di scuole, galere e ristoranti in tutto il Rhode Island e la dà in pasto ai maiali. Un sistema di riciclaggio perfetto, poiché quegli stessi maiali nutriti a suon di spazzatura diventano poi la pancetta rivenduta a ogni singolo locale di Providence. Mulligan ha sempre ammirato quell’attività, non tanto per quello che fa, quanto per la sua genialità: il vecchio Calici si è trasformato in un moderno re Mida, trasformando letteralmente la merda in oro. Ma quella che si appresta a fare ora Mulligan non è la solita visita di cortesia. Il fiuto del giornalista d’inchiesta lo ha messo in allerta, qualcosa di strano è stato trovato nell’ultimo carico di spazzatura giunto quella mattina. A spuntare dal letamaio, una piccola mano con unghie smaltate di rosa… Calici ha fatto in tempo a strapparla di bocca ad una grossa scrofa prima che la divorasse e ha allertato la polizia, che arriverà a minuti. A Mulligan dunque non resta molto tempo per la chiacchierata con Calici che, spera, gli permetterà di portare a casa quella che sente essere una storia con il botto e che da tempo non si vedeva a Rhode Island…

Il vizio del male è un romanzo che non lascia indifferenti. Non tanto per il modo in cui è scritto, quanto piuttosto per i temi trattati: la pedofilia e la pedopornografia. Bruce DeSilva, forte della sua quarantennale esperienza di giornalista, tratta il tema evitando di scendere nelle descrizioni più crude e violente ma lascia ben intendere al lettore quello che accade. Il titolo è allusivo: il vizio è qualcosa al quale non si può o – meglio – non si vuole rinunciare. E in questo thriller coloro che provocano il male lo considerano un prezzo da pagare onesto pur di soddisfare i loro istinti e la loro sete di potere. La prima parte del romanzo sembra essere confusionaria e distante dalla seconda, ma già a partire dalla metà della storia tutti i tasselli iniziano ad andare al loro posto. La sensazione che DeSilva ha volute dare al lettore è quella stessa provata da Mulligan durante la sua indagine. Unica nota non proprio gradita del romanzo, l’uso di origini italiane per identificare tutta la mala società di Providence. Sembra quasi che DeSilva sia ancora vittima del pregiudizio che vede ogni italiano in America come un affiliato alle cosche mafiose.



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