Il voltapagine

Il voltapagine
Bello, giovane ed elegantemente fasciato nel suo abito scuro Paul Porterfield, studente di pianoforte diciottenne e di belle speranze, posa sul palco accanto al pianoforte con lo sguardo concentrato sulle note, impegnato a girare gli spartiti del grande pianista Richard Kennington. Paul sogna il successo, la ribalta, gli applausi. Quelli che al momento gli concede solo sua madre, Pamela, che ha riversato sul figlio le frustrazioni accumulate in un'esistenza senza troppe preoccupazioni,ma anche senza guizzi. In un perenne equilibrio precario, sempre sull'orlo di una crisi di nervi, Pamela è l'unica a credere nel talento di Paul e le manca il respiro quando finalmente vede il suo ragazzo sul palco: sì, d’accordo, è solo il voltapagine, ma che importa, quel ruolo lo svolge perfettamente. Paul, ritto in piedi e serio, è così vicino a Richard,  che questi può sentirne l'odore dolce e acre che emana da quel corpo che sa di freschezza. Ė come un richiamo animale che non smette di provocare e tormentare le tempie e le pulsioni genitali di Kennington, costretto ad attendere in camerino che l'erezione abbia fine. Paul è assolutamente ignaro dell'effetto prodotto su quel pianista che venera come un dio e sul quale si proietta,sognando di guadagnarsi un'esistenza così scintillante di successi e onori. Quando il concerto termina, Pamela si precipita a complimentarsi con il volta pagine più capace ed elegante che la storia dei concerti abbia mai conosciuto, ma questo impedisce a Richard di portare a buon fine la sua intenzione di invitare Paul a bere qualcosa. Il destino, tuttavia, è benevolo e ha in serbo un'altra chance per il giovane pianista e il suo dio sceso in terra: i due si rincontrano a Roma. Kennington è lì per un concerto, organizzato dal suo agente nonché amante Joseph Mansourian, uno dei più accreditati tra i talentuosi del pianoforte. Paul ha lasciato la sua città, San Francisco, per trascorrere una vacanza in Italia insieme a sua madre; Pamela è stata appena lasciata dal marito e il suo equilibrio appare sempre più instabile. A Roma, Paul viene a sapere della presenza nella Capitale di Richard  e fa di tutto per rintracciarlo: senza indugi, riesce ad ottenere un incontro con lui, nella sua camera di lusso all'hotel Bristol. I due fanno sesso, per Paul è la prima volta ed è anche la prima occasione in cui si rende consapevole di essere attratto da un uomo. All'insaputa di Pamela, che ingenuamente incoraggia la loro relazione, felice e grata al grande Kennington per le attenzioni riservate a lei e al figlio, Paul e Richard vivono una vacanza romana di passione  travolgente, ma al termine della settimana, Richard si dilegua e fa perdere le sue tracce. Paul, intanto, rientrato negli Stati Uniti, ha ricominciato a frequentare la scuola di musica; ora vive a New York, partecipa alle feste, frequenta un uomo facoltoso che ha il doppio dei suoi anni, con il quale ha sottoscritto una specie di contratto di unione pluriennale. Inaspettatamente, un giorno incrocia in ascensore mister Mansourian: si riaccende così in lui la fiamma divoratrice dell’ambizione e il sogno di successo, ma più di tutto, gli brucia dentro il ricordo di Richard e di quell’amore vissuto intensamente, ma fugace come i sogni del mattino…
David Leavitt, cresciuto a Palo Alto, in California, dove il padre insegnava all’Università di Stanford, a soli vent’anni pubblica il suo primo racconto sul New Yorker e subito dopo i due libri che lo hanno reso noto al grande pubblico: Ballo di famiglia, una raccolta di racconti, e La lingua perduta delle gru. Il primo è il racconto della sua dichiarata omosessualità, un tema costante nella produzione di Leavitt, così come quello della precarietà dei vincoli familiari, destinati alla dissoluzione. Il voltapagine non viene annoverato nella sua produzione di successo. Eppure, la sua storia ha richiamato l’attenzione del grande cinema che nel film "Food of love" ha trasposto gran parte della trama del racconto di Leavitt. Tra un inizio lento e un incerto finale, il romanzo si apprezza nel suo corpo centrale, in cui lo stile impeccabile dell’autore e la sua penna dal tratto delicato ed elegante, descrivono paesaggi umani di grande bellezza: la lettura de Il voltapagine è come il volo di crociera nel cielo terso e soleggiato dopo un decollo difficile e turbolento. Una turbolenza che può risultare imbarazzante allorché l’autore indugia nella descrizione di una Roma malmessa e dimessa: ma questa forse più che una critica è un malcelato rigurgito patriottico.

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