Il weekend

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È trascorso meno di un anno dalla scomparsa di Tony. Lyle è in viaggio per presentare il suo lavoro di critica d’arte e, prima del rientro a New York, incontra Robert, un artista d’origine indiana. Qualche tempo dopo anche il pittore si trasferisce nella metropoli e i due iniziano a frequentarsi: si conoscono da poco, ma stanno bene insieme e il critico si sente nuovamente vivo. Decide, quindi, di invitare l’amico a trascorrere il weekend in campagna da Marian e John, alle prese con i primi mesi di vita di Roland. Ma è il primo anniversario di morte di Tony, fratellastro e amico dei due ospiti, e l’entrata in scena di un nuovo compagno per il newyorkese non è ben vista dai due. A cena il ruolo di intrattenitrice spetta a un’invitata, Laura Ponti, un’italiana dalla personalità eccentrica, la quale ha un rapporto astioso con la figlia Nina. Nonostante la presenza dell’europea, durante la serata l’atmosfera è tesa e la tensione raggiunge il culmine del suo apice: Robert non è ben accetto nei luoghi dove Tony e Lyle hanno trascorso molti momenti felici; John e Marian sentono che la sua presenza è irrispettosa, mentre nella mente dello scrittore si agitano dolorose memorie. L’amica non riesce a celare i suoi sentimenti e accade che l’ostile ospitalità costringa i due amanti al confronto diretto e a scoprire che viaggiano in direzioni opposte…

Una trama piuttosto statica, con prevalenza di nuclei dialogici, compone un racconto a focalizzazione esterna e onnisciente, caratterizzato da una chiara vocazione all’introspezione. Della scrittura minimalista di Peter Cameron è apprezzabile la capacità di denudare completamente le personalità dei suoi personaggi che, privati delle sovrastrutture sociali ed etiche, divengono Io-credibili: essi semplicemente sono. Altrettanto meritevole è la sensibilità che fa assurgere un ordinario e breve lasso di tempo (un weekend) a degno di essere narrato, operazione attuata per mezzo dell’estrazione ed esaltazione di ogni aspetto emozionale delle vicende. Un racconto scarno e disincantato che, nell’orizzonte delle vicende esistenziali esalta la complessità delle relazioni umane, il desiderio egoistico e la volubilità dell’essere umano. Nell’opera è presente un’analisi degli status sociali e dei relativi rapporti che ne scaturiscono, unici quanto i soggetti in causa: genitore-figlio (Laura e Nina/Marian e Roland), amicizia (Marian e Tony o Lyle), amore e sessualità (Lyle e Tony o Robert), consanguineità (Tony e John), feeling (Robert e Laura) e individualità (John e il muro o l’orto). Una piccola fiera d’umanità che esalta la diversità de factu di personalità e tipi di rapporto di stessa natura. Breve e conciso, in grado si intessere luci e ombre e di rendere la fisicità dei gesti e dei bisogni, Il weekend parla di amore e lutto (tòpos letterari affrontati mai con banalità, ma con brillante capacità analitica) come eventi naturali, scevri di drammaticità. Il racconto si articola come cronaca, privo cioè di giudizi e moralismi. Coerentemente alla linea “narrare per narrare”, l’opera si chiude senza un vero finale, lasciando i protagonisti, allo scadere del tempo concesso all’analisi, alle loro vite. Una trama in cui si incontrano e scontrano non solo Io e personalità diversissime tra loro, ma anche passato (Tony) e presente (Robert) intorno al continuum (Lyle), speranze e delusioni e opportunità trovate o perse. Il tutto irrorato da un senso di risibilità delle convenzioni sociali che si frappongono inutilmente all’irruente scorrere della vita. Un’opera apprezzabile, nonostante la farcitura di errori ortografici e morfologici da imputare certamente alla traduzione italiana.



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