Ilaria Alpi

Ilaria Alpi
1994. Per la quarta volta Ilaria, giovane reporter della RAI, si trova a Mogadiscio, Somalia, come inviata del TG3. Ha il compito di raccontare la guerra che da tempo sta attanagliando questa zona dell’Africa, compito a cui assolve producendo servizi che mostrano anche la quotidianità delle persone coinvolte perché “raccontare la grande storia attraverso le piccole storie era il suo mestiere, quello che si era scelta e costruita”. È  tale la passione di Ilaria per questa professione che presto inizia ad occuparsi di altro, a portare avanti un’inchiesta per conto suo nel poco tempo libero, indagando su traffici di armi e smaltimenti illegali di rifiuti che vedono coinvolti Somalia e Europa. Ilaria accumula sospetti e scopre indizi che piano piano vanno a comporre un quadro losco condiviso solo con l’operatore Miran Hrovatin, “uomo imponente, con un viso cordiale incorniciato dalla barba scura in cui spuntavano i primi fili bianchi”, finché il 20 marzo 1994 entrambi vengono uccisi in una imboscata…
Sono trascorsi 20 anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin ma ad oggi giustizia non è stata fatta. Come scrive in prefazione al libro Mariangela Gritta Grainer (presidente dell’associazione Ilaria Alpi): “Sappiamo quel che è successo. Sappiamo il perché e forse anche da chi era composto il commando assassino ma ancora non sappiamo con certezza chi ha ordinato l’esecuzione e chi ha coperto esecutori e mandanti”. L’insabbiamento c’è stato, “si è lavorato per compromettere il corso della giustizia”, ma evidentemente non si è riusciti a cancellare la figura di Ilaria dalla memoria di tutti. Gigliola Alvisi contribuisce con questo libro a rinnovarne il ricordo ricostruendo i suoi ultimi mesi in Somalia. C’è qualche licenza poetica: nel senso che il testo è intervallato dalle parole di Jamila, una bimba somala di pura immaginazione che con Ilaria instaura un rapporto di amicizia. Ma Jamila è solo l’espediente per raccontare Ilaria giovane donna e non solo reporter. Per il resto l’autrice rimane aderente alle vicende così come ad oggi si possono ricostruire inserendo anche dei testi originali tratti dai servizi di Ilaria trasmessi dal TG3. Credo che la Alvisi abbia davvero fatto un ottimo lavoro riuscendo a restituirci, in modo asciutto ma non per questo poco partecipe, il ritratto di Ilaria, “la ragazza che voleva raccontare l’inferno”.

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