Immortali

Immortali

La ricetta delle amarene Fabbri è rimasta segreta per più di cento anni, fino alla quarta generazione di eredi di Gennaro Fabbri e di sua moglie Rachele Buriani, la vera responsabile dell’idea di affiancare alla produzione di sciroppi quella di un nuovo prodotto, a partire dal 1932: le “marene con frutto”. Era stato grazie all’intuizione di un’altra donna, la signora Luisa Sargenti in Spagnoli, se dieci anni prima, nell’industriosa Perugia, era stato inventato il Bacio, il cioccolatino che sarebbe diventato uno dei simboli del made in Italy, passato indenne attraverso la storia, dove la concorrenza non è certo mancata. Come non è mancata alla Nutella, alla Coca Cola, al Buondì Motta, alla Barbie ed alla carne Simmenthal, che, sebbene milanese di nascita, porta un nome che sa di Svizzera, visto che è ispirato alla razza bovina della valle di Simmen. Praticamente l’opposto di quanto avvenuto per la Crema Nivea: formulata in Germania nel lontano 1911 da una squadra composta da un dermatologo, un chimico ed un capitano d’industria, ha finito per essere commercializzata con un soavissimo nome latino. E se Lei era il target della tedesca Beiersdorf, Lui lo era dell’azienda fiorentina Ludovico Martelli, la più antica industria italiana di cosmesi che, attraverso la Crema Proraso, “ha trasformato l’esigenza della rasatura quotidiana in un piacevole rito”…

Che cosa hanno in comune l’Amarena Fabbri, Diabolik, Chanel n. 5, il Monopoli, i Post-it e le Pastiglie Leone? Facile: l’immortalità. Li usiamo da sempre o li vediamo usare, fanno parte della nostra storia o comunque del nostro paesaggio, sono punti di riferimento visivi e immaginari, sono una specie di familiari acquisiti, dato che il semplice sapere che ci sono ci fa sentire a casa. Perché, se tutto intorno cambia velocemente, loro sono lì, sempre e da sempre uguali a se stessi: sono gli Immortali. Sono i grandi classici di un consumismo buono ed oculato. Se, infatti, dei prodotti nati anche più di un secolo fa continuano ad essere venduti, probabilmente non è solo per la loro aura rassicurante di “rimedio della nonna” o per quel fascino vintage, che ci riporta indietro a “quando eravamo giovani”, ma piuttosto al mix vincente di qualità, innovazione e strategia di marketing e comunicazione. Tuttavia, proprio come capita con le persone di casa, che si tende a dare per scontate e a cui spesso non si dedica l’attenzione che meriterebbero, anche con gli Immortali tendiamo alla superficialità. Con il Subbuteo ci abbiamo passato i pomeriggi, ma quanti sanno che è stato inventato a Londra al termine della Seconda Guerra Mondiale, utilizzando le coperte militari dell’esercito? E che lo Stabilo Boss è piatto a causa della manata che il direttore dell’azienda, nel 1971, diede al prototipo in plastilina di un evidenziatore che non gli era piaciuto? O che il Bel Paese è stato il primo formaggio ad avere un’etichetta applicata sopra? Luca Pollini, giornalista e cultore di storia contemporanea, ci offre la possibilità di approfondire la conoscenza di tanti nostri compagni di viaggio e, tramite loro, di ripercorrere buona parte della strada che abbiamo fatto. La prefazione del volume porta la firma del grandissimo e mai abbastanza celebrato Tommaso Labranca, a cui si deve anche la frase che meglio riassume lo spirito del libro: “l’Omino coi baffi della Moka Bialetti è un elemento identificativo di un periodo e di uno stile esattamente come l’addome trilobato dei crocefissi bizantini”.



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