Inarrestabile ‒ La mia vita fin qui

Inarrestabile ‒ La mia vita fin qui
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Gomel è una cittadina in Bielorussia a pochi chilometri da Černobyl’. Jurij ed Elena sono due giovani innamorati che vivono in una casa ai margini della città, nei pressi del bosco. Una mattina di aprile del 1986, Elena ode un frastuono simile ad un tuono, a distanza: lavora in giardino, ma non vi fa molto caso e si rimette a lavorare. È incinta. Il giorno dopo le voci si spargono e la notizia di un’esplosione al reattore nucleare di Černobyl’ prende corpo, ma il governo comunica che è tutto regolare. A poco a poco le famiglie iniziano ad andarsene. E così fanno anche Elena e Jurij, direzione Njangan’, Siberia, dove vivono i genitori di Elena. È il posto più lontano dove possono andare e dove, nel 1987, nasce la loro unica figlia, Masha. È qui che Jurij capisce di non poter mai vivere in un posto industriale come quello, ma nello stesso tempo è consapevole di non poter neanche tornare a Gomel. Decide quindi di trasferirsi con la sua famiglia a Soči, la città dove ha sempre desiderato vivere, una località turistica sul Mar Nero, tra montagne e mare. È qui che Masha inizia a vivere dall’età di due anni. Proprio a Soči per la prima volta prende in mano una racchetta da tennis e inizia a colpire una palla contro il muro. E il gioco dura per ore ed ore, senza noia, senza mai perdere la concentrazione, destando lo stupore di chi la osserva. Ecco perché a quattro anni, Jurij decide di iscrivere Masha ad un corso di tennis e poi a lezioni private con Jurij Judkin “lo zar pazzo dei campi in terra battuta”, considerato una leggenda in Russia ed una star a Soči…

In questa interessante autobiografia, la tennista Maria Sharapova racconta la sua vita dall’infanzia fino ad oggi. Scoperta da Martina Navrátilová quando era ancora una bambina, Masha, nome che la Sharapova ha sostituito con Maria una volta trasferitasi negli USA (“Sono stata battezzata Masha, che non ha un corrispettivo in inglese, così al mio arrivo in America mi chiamavano Marsha, e io lo odiavo, perché era il personaggio di una sitcom televisiva, La famiglia Brady. Così chiedevo a tutti di chiamarmi Maria.”), si trasferisce in Florida con il padre all’età di sei anni per coltivare il talento nel tennis. Una volta negli USA, Maria inizia a perfezionare quanto già iniziato in Russia: la sua giovane vita è scandita da allenamenti, studio e sacrifici. Un programma duro da rispettare, specialmente per una bambina, con sveglia prima dell’alba, colazione al buio nella quale con il padre stabiliva gli obiettivi e le componenti del gioco da perfezionare e quindi a piedi alla Bollettieri Academy, dove alle 6.30 iniziava l’allenamento quotidiano. E poi i primi tornei, fino a Wimbledon nel 2004, nel quale è passata alla storia per aver battuto in finale, a soli 17 anni, Serena Williams ‒ di cui spesso parla nel libro. Seguono una serie di successi, ma anche momenti difficili con l’operazione alla spalla destra, la successiva riabilitazione e nuovi tornei verso un quasi programmato ritiro dal tennis (dopo le Olimpiadi del 2016 e l’ultima stagione da professionista): percorso interrotto agli inizi del 2016 quando la stella russa del tennis è risultata positiva per il Meldonium, un farmaco assunto regolarmente dalla Sharapova, inserito, proprio nel gennaio di quell’anno, tra i farmaci banditi dalla Federazione Internazionale di Tennis. Per la sua buona fede riconosciuta, la squalifica è stata ridotta a 15 mesi, nei quali Maria si è dedicata anche ad altro, ma soprattutto si è anche allenata per tornare a giocare. Una autobiografia che ripercorre la vita della Sharapova, che racconta la storia di una ragazza che ha dovuto superare gli ostacoli più e più volte, ma è anche una vita ricca di dettagli e di curiosità, quasi incredibile e per certi versi rocambolesca, come la stessa Sharapova ha dichiarato al “New York Times”: “Avrei raccontato queste storie ai giornalisti, ma nessuno ci avrebbe creduto davvero, perché era un racconto così pazzo. Così ho deciso di scriverlo”.



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