Incontri

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27 giugno 1980, sera, cieli sopra Ustica. Un aereo di linea sta sorvolando l’isola quando improvvisamente esplode in volo, cancellando la vita di ottantuno persone. Ottantuno persone che da quell’istante non esisteranno più. Persone come Michele che da quando era bambino sognava di volare; come Giulio, Francesca e Marco, componenti di una piccola famiglia che si era finalmente regalata una vacanza; come Lucia che avrebbe dovuto partecipare a un matrimonio. Dentro quell’aereo che tra pochi istanti si trasformerà in un ammassi di rottami sul fondo del mare, ci sono storie di vita quotidiana. C’è chi scrive, chi studia, chi spia il vicino di posto e fuori da lì c’è chi aspetta qualcuno che non arriverà mai… C’era una volta, è c’è ancora a dire il vero, un bar chiamato “Capolinea”, perché lì un tempo finiva la linea del tram. Una volta ci lavorava una ragazza bellissima, Beatrice, creatura leggera, timida e meravigliosa. Per molti la sola ragione per essere lì, in quel posto e in quel momento. A nessuno lei dava confidenza, ma la giusta cortesia, se non a un giovane uomo. Era strano vederli parlare, tra una ordinazione e l’altra. C’era una volta il “Capolinea” e a dire il vero c’è ancora. Ma Beatrice non c’è più, ma c’è sempre un tipo strano che parla da solo e racconta una storia strana, di fiori e partite a briscola... Lei ha sedici anni ed è arrivata in quella zona con la carovana di camper, che nell’andirivieni della quotidianità si confondono con il paesaggio. Ma il loro camper è giallo e lui, che non ha nessuna voglia di andare a scuola, la vede camminare. I loro primi incontri sono bruschi. Eric è quasi un bulletto, Zaira la zingara non si fida di nessuno. Ma c’è qualcosa forse che li accomuna, perché non smettono di incontrarsi. Zaira ripartirà presto, però, promessa in sposa da suo padre a qualcuno che lei non ha ancora mai visto…

Otto sono i racconti che Ivan Zampar, già coautore a quattro mani con David Ballaminut del romanzo La follia dell’altrove, sceglie di racchiudere sotto il nome comune di Incontri. Ed è proprio Ballaminut a curare la prefazione, dando al lettore una prima misura di lettura di queste storie che davvero si possono definire come Trame di uncinetto, titolo di uno dei racconti e che ben spiega l’idea di una condivisione di vite che, pur restando singolarità, si possono intrecciare e tracciare seguendo quell’unico filo ricamato e annodato di chi lavora all’uncinetto. “Con un unico filo, preso da un unico gomitolo lei ci può ricavare un maglione, una coperta..” Così è per Incontri. Da una prima trama ci si sposta di nodo in nodo, incontrando altre trame che contengono altre vite dalle quali si riparte per un successivo viaggio. La scrittura di Zampar è lenta e riflessiva. Si sofferma sulle situazioni, sfugge i dialoghi, sacrificati per dare spazio alla descrizione di uno stato d’animo, di un contesto particolare. Di certo, come afferma nella prefazione Ballaminut, leggendo questi racconti si intuisce come per l’autore la scrittura sia davvero una cosa seria, un ambiente dove niente viene lasciato al caso. Un luogo da rispettare, da usare con consapevolezza e, se possibile, magari con parsimonia. Di certo il filo della trama, e che verrà lavorato all’uncinetto, è un filo malinconico, dalla tinta pastello e dunque il risultato finale, che sia una maglia o una coperta, avrà un colore tenue e profumo soffice di cose perdute, di cose che non torneranno più.



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