Indagine sul ventennio

Indagine sul ventennio
La stagione di Berlusconi è terminata? Una domanda senza una risposta ancora certa, perché gli strascichi di questa ondata politica partita negli anni Novanta e arrivata come una risacca al primo decennio del XXI secolo sono ancora tutti da decifrare. Il ventennio berlusconiano ha lasciato macerie di volgarità, ha conclamato l’attitudine italiana a spiare dal buco della serratura, la consuetudine allo scandalo, un linguaggio crasso e populista. Nell’immaginario collettivo si sono scolpite come nella pietra gag mortificanti e imbarazzanti che hanno portato il Paese sulle prime pagine di tutti i principali giornali del mondo. Il cucù alla Merkel, la fantomatica telefonata al Premier turco Erdogan che fa saltare un rigido protocollo, l’insulto all’eurosocialista Shultz apostrofato come “kapò”, le battute sessiste, lo scandalo Ruby e ancora Noemi Letizia, le Olgettine, il lettone di Putin della D’addario, le mille congetture gossippare sulle prestazioni sessuali di Berlusconi e sulle praterie erotiche aperte a colpi di Cialis. Il self made man, palazzinaro senza scrupoli dal passato e dalle frequentazioni torbide, ha accecato tutti - nel bene dei suoi elettori adoranti e nel male dei suoi detrattori più spietati - con le sue tv, la sovraesposizione mediatica, il populismo, il parlare non tanto alla pancia quanto al portafogli degli italiani paventando indiscriminati tagli alle tasse, giustificando l’evasione fiscale ed il lavoro in nero. Scandagliando gli anfratti di quegli anni salta fuori molto marcio ed una velata consapevolezza: che il problema non è più tanto Berlusconi, quanto la sovrastruttura che ha generato: il berlusconismo…
Come se non bastasse averla vissuta in presa diretta, Deaglio ci propone un’indagine che è un po’ una summa della parabola politica, economica e culturale di Silvio Berlusconi e dell’Italia durante le sue Presidenze del Consiglio. Se si ha ancora un po’ di indignazione in corpo, questa fotografia di un Paese spacciatamente alla deriva la spreme via tutta fino all’ultima goccia. Ci si trova dentro tutto il (ex) Cavaliere che conta; il resoconto dell’italietta da postribolo più effimera e grottesca;  si affrontano senza inutili sofismi i fatti, li si analizza senza assolvere nessuno in una panoramica desolante che scoperchia tutto il repertorio più classico dell’italianità vista da fuori: nani e ballerine. Ma quello che fa la differenza, in questo saggio, non sono tanto le storie stranote ed iperdibattute in lungo ed il largo, quanto le interviste inedite tra cui quelle a Michelle Padovani, Romano Prodi, Roberto Saviano, Gad Lerner, Adriano Sofri e Silvia Ballestra, che mettono a fuoco gli aspetti sociali ed antropologici del berlusconismo, la percezione di questo fenomeno all’estero, il potere dell’esposizione mediatica e del possesso delle Tv, i limiti delle opposizioni di centrosinistra, lo scarto dialettico nell’utilizzo strumentale della propaganda, i retroscena dietro il patto di ferro con cui ha firmato le sue alleanze. Un saggio come tanti che hanno, anch’essi, popolato questo ventennio e che hanno alambiccato su questi anni, ma con il pregio aggiunto di una sottile ironia ed una scrittura scorrevole che accompagnano interventi intellettualmente raffinati.

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