Indignazione

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È il 1951. Newark, NJ. Il diciottenne Markie è figlio di un macellaio kosher per il quale nutre una fondata stima. La sua risolutezza è da sempre stata un punto di riferimento incontrovertibile per lui. Allo stesso modo il padre è innamorato di questo suo figlio giudizioso, ligio e dal fulgido futuro. Quando Marcus, primo della sua famiglia, decide di entrare al college, i rapporti subiscono però una netta sterzata. L’orgoglio paterno si tramuta in un’apprensione maniacale e ridicola, mirata a tutelare il figlio - alle prese con gli agghiaccianti pericoli del mondo adulto. Al ragazzo, per il quale l’indipendenza è tutto, non resta che fuggire dal padre impazzito, e così Markie si rifugia nell’Ohio, presso l’università di Winesburg; ma anche quaggiù, il povero Messner dovrà fare i conti con l’indignazione che sembra volerlo accompagnare per il resto della sua vita...

Il fervore senile è quindi roba da non sottovalutare. Che il sapersi agli sgoccioli sia un motore più forte del cuore? Sicuramente lo è per il giovanissimo Marcus Messner, protagonista assoluto di queste pagine spassose, tragicomiche e - non è una novità - profondamente autobiografiche. Lunga l’attesa che ha preceduto il nuovo romanzo di Philip Roth. Un’attesa amplificata, a dire il vero con scarsa corrispondenza alle dinamiche editoriali italiane, soprattutto dal discreto successo che ha riscontrato l’edizione inglese di Indignazione nel nostro Paese. L’eco di questo bellissimo racconto ha raggiunto poco più di un anno fa l’interesse degli strenui sostenitori della nuova giovinezza rothiana, proprio mentre l’autore rivelava l’uscita - ormai imminente - di un altra sua nuova opera, The Humbling. Roth si diverte un mondo con questa fiaba dominata dagli accidenti e dalle incomprensioni. È il suo sfogo dopo l’allucinata analisi della vecchiaia che lo sta accompagnando a braccetto, ormai non più quella di qualcun’altro da guardare dall’alto verso il basso. In sostanza, il preludio alla morte che gli sta alitando sul collo, ampiamente descritto ne La lezione di anatomia, nello stupendo Il fantasma esce di scena e nell’altalenante Everyman. L’“errore” sembra essere il tema della sua ultima produzione, la presa di coscienza dei passi falsi fatti nella sua lunga vita, il senso di colpa e l’incapacità di rimediare alle proprie mancanze. Questa tematica è presente anche in Indignazione, avvolta però da una fumosa aurea grottesca, fatta di concatenazioni tanto maligne quanto dettate dal caso. Per una volta, non sono gli eventi del quotidiano a scatenare la bufera dei sensi, ma un perfido e labile escamotage. Non c’è posto qui per la falsa compostezza del professore, Marcus è troppo giovane per saper come imbrigliare la propria ingenuità, troppo ansioso di crescere per non lasciarsi travolgere dal fiume ormonale che aleggia nel campus della puritana Winesburg. Il resto è normale amministrazione. Una scrittura semplice e scorrevole, i soliti dialoghi perfetti, la solita concisione capace di condensare in poche pagine un gran numero di eventi. Caratteristiche tipiche di un autore maturo, tutte tese a fugare il dubbio che vorrebbe questo romanzo come uscito da qualche cassetto salvagente. Rimangono comunque evidenti le contingenze con il suo primo libro, Addio, Columbus; ma Messner non è Neil Klugman, né Roth ha più diciott’anni. Ora il suo sguardo sa guardare a quel passato senza indignarsi, con occhio vegliardo, piegato dalla rughe, ma pur sempre lucido e carico di un’autorevolezza sempre più rara nella sua professione.



 

 

 
 
 
 

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