Inferno bianco

Una lettera apparentemente delirante, battuta a macchina (cosa che nell’epoca dei pc è già quantomeno strana) da una donna denuncia – chiedendo aiuto – che qualcuno, la sta tenendo sotto controllo e sicuramente la ucciderà. A riprova del fatto di essere in pericolo, snocciola una serie di informazioni, alcune assurde e complottistiche, altre che effettivamente indicano che è a conoscenza di qualcosa che la gente comune non dovrebbe sapere. È firmata da Jessica Johnsson, una “querulomane”. Questa è la definizione che la polizia usa per chi chiede continuamente aiuto senza che poi si riscontri un effettivo pericolo. Lo dice lei stessa di sapere che la considerano così, si dice certa che le crederanno solo quando dovranno constatare che è stata uccisa. La missiva è indirizzata all’ispettore Desiré Rosenkvist, ex sottoposta e compagna di lavoro di Sam Berger. Il poliziotto, insieme a Molly Bloom - ex agente della Säpo, un’unità del controspionaggio svedese - è stato esautorato a seguito della gestione non proprio esemplare di un caso con al centro un terribile serial killer e al momento risulta non reperibile. In una delle sedi della Säpo intanto, gli agenti al comando di August Steen, dirigente di alto livello, stanno setacciando con ogni mezzo il setacciabile per rintracciarli. Peraltro, a suo tempo, è stato proprio Steen ad ingaggiare quello che poi è risultato essere l’assassino che Berger ha catturato…

Il secondo capitolo che vede protagonisti Berger e la Bloom riparte con i due che sono ancora irreperibili. Liquidati dalla polizia con una discreta somma, sono scomparsi dai radar: Dree però, ora ispettore, riconosce qualcosa nella lettera della donna che le fa rizzare le antenne e trova il modo di rintracciare Berger per usare lui e Molly come infiltrati – fornendo loro delle false credenziali – per ascoltare la donna e far chiarezza sul quel che non le torna. Nonostante siano fisicamente provati, molto provati e siano molto lontani, i due ex poliziotti accettano la proposta solo per trovarsi in casa della querulomane proprio quando l’assassino (perché c’era davvero) li coglie di sorpresa e riesce a portare via la donna, che vista la quantità di sangue lasciata sul posto è presumibilmente morta. Come nel primo romanzo anche in questo l’indagine diventa retroattiva, chiaramente complicata dal fatto che i due protagonisti non sono più abilitati a svolgerla e gli ex colleghi o sono andati in pensione o sono avanzati di carriera. Ora: nei seriali uno schema che si ripete è quasi di rigore per quanto riguarda le caratteristiche dei personaggi e i meccanismi con cui agiscono e interagiscono, salvo una voluta evoluzione. Il problema è quando anche la storia si ripete, con una trama diversa ma dei punti fermi che praticamente sono un clone del romanzo precedente, e non a caso sono presenti personaggi ricorrenti. Stessi meccanismi, stessi rimandi, ancora un serial killer che ha un conto in sospeso con i protagonisti, cambi di identità e andate e ritorni dall’estero. Piacevole se ci si affeziona ai personaggi, che però fanno veramente poco perché questo accada. Molte ripetizioni e addirittura qualche disattenzione grammaticale (!).

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER