Inghiottita

Inghiottita

Bérénice Einberg è una ragazzina canadese. Vive su di un isolotto in quella che un tempo fu un’abbazia. Insieme a lei la madre – eterea e distante –, il padre – minaccioso e impotente – e il fratello Christian – un amiconemico ‒, verso cui Bérénice nutre una venerazione che sfocia spesso nella più spietata gelosia e nel più efferato disprezzo. I coniugi Einberg sono contrapposti e l’uno verso l’altro ostili, talmente su posizioni inconciliabili che allevano un figlio ciascuno secondo la propria religione: a Bérénice è toccato il padre ed è stata destinata alla religione ebraica, mentre Christian e la madre professano il cristianesimo. Attorno a Bérénice, oltre alla sua famiglia, gravita tutta una serie di altre figure che lei, per un motivo o per l’altro, aborrisce e rifugge: il rabbino Schneider, la gelida e bellissima Migrelia, l’orda di cugini polacchi e tanti, tantissimi altri personaggi. Bérénice nutre una rabbia solida e viscerale verso il mondo intero, o meglio verso i suoi abitanti. I suoi genitori, tanto per cominciare. Nella fattispecie sua madre, che ha perso da anni l’occasione di accogliere l’amore di Bérénice. E infatti una volta lei, per pura sete di vendetta, le ha avvelenato Mauriac, il gatto a cui la madre teneva così tanto. Allo stesso modo, quando scopre il fratello Christian insieme alla detestata Mingrelia, Bérénice non fa né tanto né quanto: corre a fare la spia…

Aveva appena venticinque anni, Réjean Ducharme, quando esordì nella narrativa con il romanzo Inghiottita, dal titolo originale L’avalée des avalés, che lo consacrò tra gli autori canadesi di maggior spicco. Correva l’anno 1966. Due anni dopo il romanzo veniva tradotto in italiano da Longanesi, con il titolo La valle delle vergogne. E adesso, a distanza di mezzo secolo, La Nuova Frontiera esce con un nuovo titolo e una nuova traduzione. Una traduzione che ha il grande merito di rendere quanto più immediata e più vicina la scrittura di Ducharme. L’autore canadese segue infatti una prosa secca e scoppiettante che, come un ciocco di legna nel fuoco, schiocca mentre brucia e si consuma. Una prosa che segue il flusso di coscienza e i sentimenti – violenti, nervosi e rabbiosi – della protagonista, Bérénice, ragazzina dalla socialità difficile e dalla psicologia intricata. Ducharme seguirà i suoi pensieri, le sue azioni e i suoi spostamenti per una decina d’anni, abbandonandola poi sulla soglia della maturità. Inghiottita è insomma una sorta di romanzo di formazione, ma ha la grande particolarità di essere allo stesso tempo un romanzo interiore e introspettivo. Spesso paragonata a Il giovane Holden, l’opera conserva una sua originalità e una sua personalità tutt’altro che secondarie e minori. Una lettura complicata e veloce, una storia inusuale e commovente, una scrittura matura e sicura di sé. Il romanzo di Ducharme è questo e molto, molto altro.



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