Insurgent

Insurgent

Tris è a terra, incosciente. Si sveglia – nel frastuono del treno che sobbalza sui binari – pronunciando il nome del suo amico Will. E, improvvisamente e dolorosamente, con il risveglio riaffiorano tutti i ricordi. Non ha avuto scelta e per salvare la propria vita ha dovuto uccidere l’amico, vittima del potente fluido attraverso il quale gli Eruditi annullano la volontà e controllano a distanza le persone. Ma non c’è tempo adesso per recriminazioni e sensi di colpa: bisogna saltare giù dal treno e cercare un riparo sicuro prima che i sicari degli Eruditi trovino lei ed i suoi compagni. E così uno alla volta si lanciano dallo sportellone del treno: Peter, Marcus, Caleb ed infine Tris e Tobias. Il vento è fortissimo e l’impatto col terreno violento, ma perlomeno sono tutti vivi. Sono caduti proprio sul prato antistante la recinzione, a qualche metro dal sentiero sconnesso lungo il quale i carri dei Pacifici trasportano il cibo in città. Ed è proprio nel quartier generale dei Pacifici che Tris ed i suoi amici trovano asilo: un posto tranquillo e caldo dove riposare qualche ora, la pistola sotto il materasso e l’hard disk con tutti i dati di simulazione degli Eruditi sotto il cuscino...

Secondo volume della saga distopica più venduta negli ultimi anni dopo il successo riscosso da Hunger Games, Insurgent riprende le fila della narrazione esattamente dal punto in cui si era conclusa la prima parte. Tris e i suoi compagni di avventura si trovano a dover contrastare un nemico apparentemente invincibile che utilizza la simulazione ed il controllo della mente a distanza per mantenere il potere sulla città ed eliminare gli oppositori, primi fra tutti i Divergenti. Chi si aspetta tensione e suspense rimarrà forse deluso da questo lungo racconto che per poco più di cinquecento pagine fatica a tenere viva l’attenzione del lettore e che si riscatta solo nella parte finale. Le avventure di Tris e dei suoi compagni, che comunque affrontano peripezie di ogni genere lasciandosi alle spalle anche non pochi cadaveri, non appassionano più di tanto e lo sforzo principale richiesto al lettore è districarsi fra nomi, luoghi, nozioni e situazioni in una confusione generale della quale si scorge il senso solo verso la fine del romanzo. Ma alla pacatezza del ritmo narrativo si contrappone una buona caratterizzazione psicologica della protagonista – per altro sempre voce narrante – che appare anche in tutta la sua fragilità di sedicenne: con le paure, le ansie, la testardaggine ed anche quel pizzico di masochismo (che la porterà a cercare sempre situazioni pericolose ed estreme) tipici dell’adolescenza. Che questa calma sia il preludio di un finale mozzafiato?



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