Int’allu Salento

Int’allu Salento
I due pescatori Tonio e Santiago se ne tornano a casa, tre casse di pescato piazzato e un’Ape scassata. Come se non bastasse hanno la sfortuna di incrociare una Volvo che corre dritta verso la Curva Maledetta. Maledetta lo è davvero, perché la macchina ci finisce giù dritta ma invece di precipitare nel burrone si incastra tra due ulivi. Ne esce fuori tutto ammaccato Nik Sapienza, cantante di grido prestato ai signori della malavita locale. E Nik deve avere proprio fatto incazzare qualcuno se deve nascondersi nella casa di due pescatori di Maruggio… Felice e Mario se ne stanno sulla banchina ad aspettare il treno, devono alzare un po’ di soldi, fare felice la nonna e quella bella ragazza bionda della Standa. Uno scippo vecchio stile, semplice semplice. Alle 18:50 se ne stanno lì con il ferro in mano e alle 19:15 il treno arriva ma non è più così facile salire… e forse sarebbe meglio andare a quel colloquio da piastrellista...
Sono due brevi racconti quelli che compongono Int’allu Salento, racconti semplici ma d’effetto. La malavita meridionale raccontata da De Cataldo non è quella di Gomorra, quella dei grandi numeri e dei grandi giri d’affari, è piuttosto la piccola criminalità da sopravvivenza quotidiana. Finire a letto con la ragazza sbagliata, uscire di comunità, arrancare su un furgoncino e sognare una protesi da cyber-pescatore. Non un grande affresco sociale quindi, ma dei racconti che come lo zoom di una videocamera vanno a ‘stringere’ sulle persone che si muovono, loro malgrado, int’allu Salento. E l’inquadratura si muove registrando i movimenti veloci e le voci da strada con l’abilità del narratore e la fedeltà di un antropologo delle periferie. Assolutamente consigliato.

 

 

 

 
 
 
 
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