Intanto anche Dicembre è passato

Intanto anche dicembre è passato
Palermo, autunno 1961, casa Abbate. Il piccolo Fulvio è un bambino dagli occhi pieni di meraviglia e leggermente zoppicante in aritmetica, tanto da dover prendere ripetizioni da Ettore Majorana; papà Totò è un appassionato lettore di Quattroruote, la popolare rivista per gli amanti dei motori; mamma Gemma è una donna affascinante, insegnante di francese innamorata di Parigi. E poi c’è l’ultimo arrivato, “zio” Hitler, proprio lui, il dittatore della Germania nazista, ormai sulla settantina. Gli è stata assegnata la stanza a pianterreno, quella adibita a deposito di bombole del gas esaurite e attrezzi da lavoro. È stato nonno Giuseppe a portarlo a casa, sembra che si siano incontrati davanti alla torrefazione. Sapendo che i muri di casa necessitano di un’imbiancata non ci ha pensato due volte a chiamarlo per eseguire il lavoro…
Fulvio Abbate, camaleontico e irriverente scrittore che ci ha abituato negli anni a progetti sorprendenti e diversificati, torna al romanzo e lo fa con un’opera nostalgica e fiabesca, prevalentemente autobiografica. Come Céline, lo scrittore palermitano ama narrare la sua vita attraverso i romanzi e lo fa con garbo e sincerità, non rinunciando comunque al suo caratteristico piglio burlesco, che qui si avverte soprattutto nella figura di Hitler, il malvagio per eccellenza, dipinto come un imbianchino innamorato e inviso alla mafia. Al di là delle componenti ironiche e per certi versi surreali, Intanto anche dicembre è passato è un libro sull’infanzia e sulla perdita, tenuto insieme dal dispositivo magico della biunivoca corrispondenza tra Palermo e Parigi, città che per l’autore hanno in comune ben più dell’iniziale. Palermo, calore familiare e giorni spensierati arroventati dal sole. Parigi, metropoli di romantici sogni perennemente gravida di novità, estro e genialità. E poi mamma Gemma, epicentro tanto di una foto di gruppo scattata a Cannes anni addietro - ricordata dallo stesso autore in quarta di copertina - quanto dell’intero romanzo, vero e proprio cemento a presa rapida per un’opera imbevuta di fanciullesca serenità e materne bugie.

Leggi l'intervista a Fulvio Abbate

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER